Cerca e trova immobili
Svizzera
Due terzi degli svizzeri ha già utilizzato ChatGPT o Gemini
© Shutterstock
© Shutterstock
Redazione
un anno fa
L'utilizzo dei due chatbot IA sta prendendo sempre più piede in Svizzera, soprattutto tra i più giovani, ma ci sono alcuni temi tabù per cui gli utenti non vogliono trasmettere i propri dati a uno strumento di intelligenza artificiale. È quanto emerge da un sondaggio di Comparis.

Il 62,4% degli adulti in Svizzera ha utilizzato almeno una volta i chatbot intelligenti ChatGPT o Gemini. Un anno fa questa percentuale era ancora di poco inferiore al 50%. A indicarlo è un sondaggio del servizio di confronti online Comparis, effettuato nel mese di marzo e che ha coinvolto 1'029 persone in tutte le regioni della Svizzera.

L'età

L'utilizzo dei due chatbot è maggiormente diffuso tra le persone di età compresa tra i 18 e i 35 anni. In questa fascia d'età l'81% ha già utilizzato almeno uno dei due programmi. Ma anche nella fetta di età compresa tra i 36 e i 55 anni, l’intelligenza artificiale non è sconosciuta: il 66% ha risposto affermativamente alla domanda. Tra gli over 56, la percentuale scende al 35%. "I giovani sono in testa alla classifica. Ma a quanto pare, i chatbot IA sono entrati senza problemi nel mondo dei loro genitori", afferma Jean-Claude Frick, esperto Comparis in tecnologie digitali.

Perché vengono utilizzati

Il 27% delle persone che ha avuto esperienza con dei chatbot ha dichiarato di averli utilizzati per lavoro, ad esempio per la creazione di riepiloghi, l’esecuzione di calcoli o la scrittura di codici. Ma il principale motivo per cui vengono utilizzati è la ricerca di informazioni su internet. Se l'anno scorso solo il 27% degli utenti ha effettuato ricerche su ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale, nel 2025 la percentuale è salita al 33%. "Sarà interessante vedere l’effetto della crescente integrazione dell’IA sui motori di ricerca classici, come ad esempio l’AI-Overview di Google o l’integrazione di Copilot nella ricerca con Bing", afferma Frick. A suo avviso, non è ancora chiaro se Google perderà la sua posizione di leadership nei confronti di ChatGPT nell’area di ricerca. Per quanto riguarda l’e-commerce, il 26% ha utilizzato un chatbot. Mentre invece, l’uso di chatbot per la ricerca di informazioni su piattaforme video come Youtube o Tiktok rimane costantemente basso (19,3%).

Gli errori vengono accettati meno rispetto agli essere umani

I risultati del sondaggio rivelano anche informazioni sulle preferenze delle persone per quanto riguarda l’accettazione degli errori nei chatbot rispetto agli interlocutori umani. Una chiara maggioranza degli intervistati (64%) mostra di accettare meno gli errori di un chatbot rispetto a quelli di un interlocutore umano. Al contrario, solo il 28% dei partecipanti al sondaggio è disposto a tollerare gli errori di un chatbot. "È sorprendente, se si considera quanto spesso anche i più noti strumenti IA come ChatGPT e Gemini abbiano ancora allucinazioni e diano conseguentemente informazioni false", afferma l’esperto Comparis.

Temi tabù

Nonostante l'utilizzo di questi chatbot stiano prendendo sempre più piede, ci sono temi che restano ancora un tabù, soprattutto i problemi legati alla salute. Il 58% degli intervistati ha per esempio dichiarato di non voler affidare a un chatbot informazioni sui propri problemi di salute mentale. Oltre la metà degli intervistati non vuole inoltre dare informazioni sui problemi di salute (fisica) o divulgare i propri dati personali in modo da permettere al chatbot di funzionare come un coach digitale della salute.