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Svizzera
Due anni fa moriva il casinò di Campione
Lara Sargenti
6 anni fa
Il 27 luglio 2018 il Tribunale di Como dichiarò fallita la casa da gioco. Oggi c’è rassegnazione: “Non abbiamo ancora visto nulla”

Era il 27 luglio 2018 quando il Tribunale di Como apponeva i sigilli all’ingresso del Casinò di Campione d’Italia, dichiarandone il fallimento. Una vicenda intricata che ha messo in ginocchio anche la comunità dell’enclave, fortemente legata alla casa da gioco. Oggi, dopo due anni da quel fatidico giorno, la situazione è tutt’altro che risolta e sono ancora molte le incognite e le questioni aperte. Radio 3i ha interpellato Vincenzo Falanga, sindacalista UIL, per sapere a che punto siamo e come stanno i campionesi.

“Oggi c’è rassegnazione. Nonostante le varie prese di posizione dal punto di vista politico, di concreto non abbiamo visto ancora nulla. A prescindere dal colore politico, gli abitanti di Campione hanno la consapevolezza che ci vuole qualcosa di più rispetto alle dichiarazioni. Ci vogliono atti concreti per far ripartire la comunità”.


Di fronte a questa situazione molti campionesi hanno dovuto reinventarsi, conferma Falanga. “Tante persone che ci hanno contattato hanno deciso di prendere in mano le redini della propria vita: molti si sono ricollocati nell’ambito dello stesso ramo al Casinò di Lugano. In tanti hanno cercato altrove. È evidente però la situazione rimane drammatica perché cade in un momento storico dove la ripresa dell’attività lavorativa si scontra con le difficoltà legate alla pandemia in corso”.

Ma non tutto è perduto. C’è ancora qualche barlume di speranza. Secondo il sindacalista la relazione conclusiva di Maurizio Bruschi, commissario straordinario, consegnata al Ministero dell’Interno di Roma, “ci dà delle opportunità dal punto di vista normativo ed economico. Credo che in quella redazione ci siano i presupposti per poter dare rilancio al casinò e alla comunité, sia come lavoratori che come cittadini”.

La soluzione scelta da Bruschi per il salvataggio del Casinò, consegnata lo scorso ottobre, era di appaltare a privati la gestione della casa da giochi. Questa soluzione consentirebbe di ridurre drasticamente l’investimento necessario per il rilancio della società, dato che il Comune, come si legge nella relazione: “dovrebbe solo mantenere l’attività di concessione della gestione del servizio (...) con un impegno finanziario minimo”.

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