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Svizzera
Dramma militare Jungfrau: evitabile, afferma accusa
Redazione
17 anni fa

Il dramma della Jungfrau del luglio 2007, che provocò la morte di cinque reclute e un sergente, "con grande probabilità avrebbe potuto essere evitato" se le guide avessero valutato "scrupolosamente" il rischio di valanghe. Lo indica l'atto d'accusa pubblicato all'apertura del processo che si celebra da oggi davanti al Tribunale militare 7 di Coira. Se la situazione fosse stata giudicata accuratamente, le due guide avrebbero logicamente interrotto l'ascensione della montagna, scrive l'uditore (che nella giustizia militare ha la funzione esercitata dal procuratore nella giustizia penale civile) Maurus Eckert. I sei militari hanno perso la vita quando si trovavano ad una quota di 3885 metri, su un ripido pendio sopra la conca del Rottalsattel (VS), sotto la vetta della Jungfrau (BE/VS), che si situa a 4158 metri. Hanno essi stessi causato una slavina che li ha fatti precipitare per mille metri sul versante occidentale della montagna. Il lastrone di neve ha fatto cadere anche le guide e altri sei militi, rimasti illesi perché trascinati sul versante orientale e arrestatisi nella conca. I due imputati, guide di montagna professioniste civili ingaggiate dall'esercito, disponevano di varie informazioni sulla pericolosità della situazione, sostiene l'uditore. Avrebbero dovuto riconoscere il "marcato" (il terzo livello su una scala che ne conta cinque) pericolo di valanghe dovuto alle abbondanti precipitazioni nevose (55-75 centimetri) nei tre giorni precedenti la tentata ascensione, alla ripidità del pendio (45 gradi) e alle osservazioni fatte la vigilia nella regione. L'11 luglio, il giorno che precedette la tragedia, i militari avevano infatti causato una valanga sul versante meridionale del Mönch (BE/VS), a pochi chilometri a nordest della Jungfrau. Sulla base di tutte queste conoscenze i due imputati avrebbero dovuto interrompere l'ascensione una volta giunti sul Rottalsattel. Le due guide, che durante tutto il giorno ma anche la vigilia in occasione della preparazione dell'ascensione hanno sempre preso le decisioni "in comune", hanno invece giudicato "non delicata" la situazione. Al tentativo di ascensione hanno partecipato quattordici persone. I dodici militari erano suddivisi in tre cordate di tre uomini. Le due guide procedevano non assicurate. L'atto d'accusa critica anche il fatto che tra la prima cordata e la seconda vi era una distanza "di solo un metro". Al momento dell'incidente le due guide - che avevano indicato ai soldati davanti dove marciare - si trovavano tra la seconda e la terza cordata. A precipitare nel vuoto furono i sei militi che erano davanti. I due uomini devono rispondere di omicidio colposo plurimo e di inosservanza colposa di prescrizioni di servizio. Rischiano pene detentive fino a tre anni oltre a sanzioni pecuniarie. La sentenza dovrebbe essere pronunciata venerdì sera. ATS

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