
La giustizia militare ha chiuso l'inchiesta sull'incidente della Jungfrau, in cui nel luglio 2007 morirono sei soldati travolti da una valanga. L'Ufficio dell'uditore in capo - la procura dell'esercito - deciderà nelle prossime due settimane su una possibile accusa nei confronti delle due guide alpine che accompagnavano il gruppo. Lo ha dichiarato all'ATS Jean-Blaise Defago, portavoce del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), confermando una notizia dei domenicali "NZZ am Sonntag" e "Sonntag". Le due guide rischiano di essere accusate di omicidio plurimo colposo, ciò che potrebbe significare fino a tre anni di carcere. Secondo le informazioni di Defago, un eventuale processo potrebbe svolgersi già quest'anno. Il portavoce ha inoltre confermato quanto scritto dal "Sonntag", secondo cui il DDPS starebbe cercando un accordo con il padre di una delle reclute morte, che aveva avanzato una richiesta di risarcimento danni. Se non si dovesse trovare una soluzione extra-giudiziale, la decisione spetterebbe a un tribunale. Il mattino del 12 luglio 2007, nell'Oberland bernese, dodici soldati appartenenti ad un'unità di una scuola reclute per specialisti di montagna, accompagnati da due guide, avevano intrapreso l'ascesa della Jungfrau. Poco prima della cima, cinque reclute ed un sergente, tra i 20 e i 23 anni, erano stati travolti da una valanga. Il caso aveva suscitato molteplici critiche sulla sicurezza e sulle responsabilità all'interno dell'esercito. ATS
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