
Emergono i contorni del 65.enne che si è dato fuoco su un autopostale, provocando la propria morte e quella di altre cinque persone. Viveva in un camper tra problemi, sfratti e una profonda diffidenza verso le istituzioni.
La tragedia che ha sconvolto la Svizzera ha ora un volto e una storia, ricostruita dal Tages-Anzeiger. Peter M. (nome di fantasia) abitava in un camper bianco parcheggiato in una fattoria del Seeland bernese, vicino ad Aarberg, un rifugio diventato col tempo una prigione di solitudine. Tra bottiglie vuote e odore di fumo di sigaretta, l'uomo trascinava un'esistenza segnata da gravi problemi fisici e da un costante risentimento verso lo Stato, accusato di ignorare i propri cittadini.
Seguito dall'Autorità di protezione (KESB) e sotto tutela per la gestione amministrativa, il 65.enne aveva cambiato otto indirizzi negli ultimi vent'anni. La situazione era precipitata lo scorso gennaio, quando il proprietario del fondo gli aveva intimato lo sfratto: avrebbe dovuto lasciare la piazzola entro fine marzo. «Ti ricorderai di me», aveva detto anni prima al fattore, una frase che oggi suona come un sinistro presagio.
Poche ore prima della strage, l'uomo era fuggito dall'ospedale di Aarberg dove era ricoverato. Le ricerche della polizia come «persona scomparsa» si sono concluse nel modo più tragico tra le lamiere dell'autobus a Kerzers. La Procura di Friburgo indaga ora per capire se sia stata proprio la pressione dello sfratto imminente a innescare la folle e micidiale scintilla finale.

