
Una 26enne cittadina marocchina dovrà lasciare la Svizzera insieme al figlio dopo sei anni di permanenza in Svizzera, 3 dei quali “nell’illegalità oppure grazie a una semplice tolleranza cantonale”.
Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha infatti respinto il ricorso presentato dalla donna - madre di un bambino di 5 anni nato, a suo dire, in seguito a uno stupro subito in Marocco -, entrata in Svizzera nel settembre del 2013 grazie a un visto di 30 giorni concessole per poter visitare la sorella, residente in Vallese. Una volta scaduto il suddetto visto, la giovane aveva vissuto illegalmente in Vallese e nel Canton Friborgo.
Nel maggio nel 2014 aveva richiesto un permesso di soggiorno al Servizio della popolazione friburghese. Il 16 febbraio 2017 la Segretaria di Stato della migrazione (SEM) aveva però dato preavviso negativo alla richiesta intimandole di lasciare il Paese.
Senza successo, come detto, il successivo ricorso al TAF. Anche i giudici sangallesi hanno concluso che, malgrado la donna avesse frequentato degli studi per corrispondenza in management e economia e non fosse a carico dell’assistenza pubblica, non vi fossero gli estremi tali da giustificare la presenza di un grave caso di rigore.
Nel richiedere un visto - si legge nella sentenza dello scorso 22 gennaio - la donna ha nascosto alle autorità il vero motivo del suo viaggio in Svizzera e lo stesso, è in seguito emerso, aveva fatto la sorella diverso tempo prima.
(Sentenza F-1737/2017 del 22 gennaio 2019)
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