Cerca e trova immobili
Svizzera
Dopo il tira e molla amoroso, via anche il permesso
Dopo il tira e molla amoroso, via anche il permesso
Dopo il tira e molla amoroso, via anche il permesso
Redazione
8 anni fa
Una 40enne ucraina dovrà tornare a Donetsk dopo aver perso un ricorso al TF. "Ci andava anche durante la guerra..."

La breve e travagliata vicenda sentimentale di una coppia - lei cittadina ucraina di 40 anni, lui cittadino elvetico di 52 – è approdata addirittura al Tribunale federale (TF) di Losanna a causa delle decisione dell’Ufficio della migrazione zurighese di non rinnovare il permesso di dimora ed allontanarla dalla Svizzera.

La coppia si era sposata nel novembre del 2013 e non aveva decisamente avuto un matrimonio felice. L’unione era infatti durata solo 18 mesi e la donna ne aveva trascorsi ben 8 a casa sua, a Donetsk, dove vive la madre. A riprova della fragilità dell’unione trai due vi sono le “numerose comunicazioni” indirizzate all’Ufficio della migrazione in cui il marito affermava di volersi separare. Dichiarazioni che sono sempre state puntualmente ritrattate.

Il 25 ottobre 2015 la svolta: il Tribunale cantonale zurighese aveva ratificato la separazione dei coniugi e le autorità avevano rinnovato un ultima volta l’autorizzazione di soggiorno della donna fino a fine dicembre 2016. Il 3 marzo 2017, però, l’Ufficio della migrazione le aveva rifiutato il rinnovo del permesso B, intimandole di lasciare il Paese. La decisione era stata confermata su ricorso sia dal Consiglio di Stato sia dal Tribunale amministrativo zurighesi e la donna si era così rivolta in ultima istanza al TF, facendo leva su una denuncia da lei presentata nel 2016 per violenza domestica. A suoi dire il comportamento violento del marito l’avrebbe spinta a rientrare in Ucraina.

I supremi giudici federali hanno però respinto il suo ricorso, confermando la decisione dell’istanza inferiore. Gli accertamenti svolti in seguito alla denuncia, si legge nella sentenza dello scorso 29 novembre pubblicata venerdì, hanno stabilito che l’uomo non aveva tentato di strangolarla, come da lei sostenuto, bensì l’aveva afferrata per le braccia.

Pure respinta la tesi della ricorrente, secondo cui un rientro in patria, a Donetsk, l’avrebbe esposta a pericolo in quanto zona di guerra. Inoltre, il suo passato da agente di Polizia l’avrebbe esposta al rischio di coscrizione forzata nell’esercito ucraino. Il TF ha ritenuto inverosimile quest’ultimo scenario e stabilito che un rientro a Donetsk non sia da considerarsi pericoloso. “La ricorrente vi ha trascorso diverso tempo anche durante la guerra e nulla le impedisce di trasferirsi con la madre di trasferirsi in una zona più tranquilla”, si legge nella sentenza del 29 novembre pubblicata venerdì.

nic

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata