
“È un giorno importante: si è superato il concetto antico di ‘categoria a rischio’ riferito agli omosessuali maschi e si è giunti a un approccio più scientifico di valutazione del rischio della singola persona”. Marco Coppola di Zonaprotetta (che si occupa di salute sessuale) plaude alla decisione di Swissmedic di uniformare, dal 1° novembre, i criteri di sicurezza da rispettare per la donazione di sangue.
Dagli anni '80
Al momento, infatti, gli uomini bi- e omosessuali in Svizzera potevano donare il sangue solo a seguito di un periodo di astinenza di almeno 12 mesi dall’ultimo rapporto sessuale con un altro uomo. “C’era ancora l’idea, sorta con l’epidemia di Hiv e Aids degli anni '80, che queste malattie riguardassero unicamente la popolazione omosessuale e bisessuale maschile”, osserva Coppola. Con questo cambiamento di regime, cade la differenziazione in base all’orientamento sessuale. Chiunque vorrà donare il sangue dovrà attendere almeno 4 mesi nel caso abbia avuto un rapporto con un nuovo partner sessuale, oppure 12 mesi se negli ultimi 4 abbia avuto rapporti con più di un partner.
Segnalazioni del Consiglio d'Europa
Il consulente di Zonaprotetta ricorda che queste limitazioni erano state revocate in diversi Stati europei. “Lo stesso Consiglio d'Europa, da cui sono tratte le indicazioni per la nuova valutazione del rischio, aveva già da diverso tempo affermato che alcune nazioni utilizzavano categorie non molto scientifiche”.
Rimandati a casa
Secondo Marco Coppola, negli anni non sono mancati i casi di “maschi omosessuali che si recavano tranquillamente a donare il sangue, per venire a conoscenza solo in quel momento di non poterlo fare. Finalmente ora si valuta il rischio della singola persona, quale che sia il suo orientamento sessuale”.

