
A partire dalla prossima estate l'Università di Berna aprirà una formazione continua per imam (vedi articolo suggerito). "I corsi – aveva sostenuto la professoressa di psicologia delle religioni Isabelle Noth - permetteranno alle autorità di avere un controllo sui contenuti delle prediche degli imam nelle prigioni, che attualmente ignorano". E mentre l'ateneo bernese si prepara a questa prima nazionale, in questi giorni il Tribunale federale ha respinto un ricorso presentato dall’UDC friborghese contro la decisione del Gran consiglio di dichiarare nulla l’iniziativa popolare democentrista “Contro l’apertura di un centro “Islam e società” all’Università di Friborgo: no a una formazione statale degli imam”.
Nel suo messaggio al Gran consiglio del 16 ottobre del 2015 il Consiglio di Stato friborghese aveva ritenuto che l’iniziativa – che mirava a una modifica costituzionale volta introdurre una base legale per impedire una qualunque forma di “imam di Stato” e un divieto generale alla creazione di centri universitari concernenti le comunità religiose non riconosciute dallo Stato – fosse incostituzionale (in dettaglio violava l’art. 8 cpv 2, “Nessuno può essere discriminato, in particolare a causa (…), delle convinzioni religiose”). Il 16 marzo scorso, basandosi sui pareri legali dei professori Pascal Mahon e Benjamin Schindler, il Parlamento cantonale l’aveva dichiarata nulla.
L’Unione democratica di centro aveva immediatamente presentato ricorso contro la decisione del Gran consiglio, ma i giudici di Mon Repos hanno dato ragione al Parlamento cantonale friborghese. "Il Gran consiglio, si legge nella sentenza, può infatti invalidare un’iniziativa popolare se essa viola il diritto superiore". Violazione che il TF ha riconosciuto in quanto l’iniziativa imporrebbe un trattamento giuridico diverso unicamente in base alle convinzioni religiose. La base legale che verrebbe introdotta andrebbe infatti a colpire una sola religione.
“Si può ragionevolmente dedurre dal titolo e dal testo dell’iniziativa che i cittadini potrebbero recepirla come riferita unicamente all’islam e non come un divieto generale alla creazione di centri universitari concernenti religioni non riconosciute dallo Stato”. I firmatari, in sostanza, la recepirebbero e la firmerebbero perché “anti-islamica”. Per questo motivo il Tribunale federale ha rigettato la motivazione dei ricorrenti, che sostenevano il carattere generale dell’iniziativa, e ha pure respinto la richiesta di votare unicamente sul divieto di formazione di “imam di Stato”.
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