
Un nuovo elemento si inserisce nella vicenda del tracollo di Credit Suisse. Stando a quanto pubblicato ieri dalla Sonntagszeitung, ci sono forti sospetti che il CEO di Credit Suisse Ulrich Körner abbia deliberatamente dichiarato il falso in un'intervista a Bloomberg del 14 marzo, pochi giorni prima, quindi, dell'annuncio dell'acquisizione della banca da parte di UBS.
Nella sua ultima edizione, il foglio domenicale riferisce del contenuto di un'ordinanza in cui la Finma dichiarava prive di valore le obbligazioni di Credit Suisse, del valore di circa 16 miliardi di franchi. Nel testo, l'Autorità di vigilanza dei mercati finanziari scriveva che "dall'inizio del mese di marzo 2023, in relazione alla crisi delle banche negli Stati Uniti e al conseguente calo di fiducia, Credit Suisse ha registrato di nuovo una tendenza negativa dei prelievi di depositi". Questo fenomeno, secondo quanto scrive la Finma (citata dalla Sonntagszeitung), si è accentuato "a partire dal 13/14 marzo 2023".
Dichiarazioni non veritiere
Ulrich Körner doveva quindi essere a conoscenza di questi sviluppi quando rilasciò la sua intervista a Bloomberg, il 14 marzo. In quell'occasione, il CEO della seconda banca svizzera aveva affermato che l'istituto aveva visto un "buon afflusso" di fondi dei clienti e che la disponibilità in liquidità di Credit Suisse fosse migliore rispetto alla fine del 2022. Queste dichiarazioni di Körner, in evidente contraddizione con il quadro dipinto dalla Finma, hanno avuto come effetto un aumento del valore delle azioni di Credit Suisse.
Körner a UBS: scelta adeguata?
La scorsa settimana è stato annunciato che Ulrich Körner avrà un posto nella direzione della nuova UBS. La SonntagsZeitung ha chiesto a entrambe le banche se la futura posizione di Körner a UBS sia appropriata, alla luce di queste ultime rivelazioni. Nessuno dei due istituti ha voluto commentare.

