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La mozione
“Disdire la Convenzione sulla fiscalità dei frontalieri per fine anno”
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Filippo Suessli
4 anni fa
L’accordo sulla fiscalità dei frontalieri tarda ancora, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri chiede di disdire la convenzione del 1974

Il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri è stato firmato nel 2015, ma la sua entrata in vigore sembra ancora lontana. La situazione politica in Italia, infatti, non ha permesso finora di portarlo a compimento. Così il consigliere nazionale Lorenzo Quadri, con una mozione, chiede al Consiglio federale di disdire unilateralmente la convenzione che regola il tema dal 1974. "È ormai dal lontano 2015 che la firma del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri con l’Italia viene indicata come imminente”, scrive Quadri. “Tuttavia da parte italiana la sottoscrizione viene di continuo rinviata. Prima della caduta del governo Draghi, era giunta l’assicurazione dell’entrata in vigore delle nuove regole entro per il primo gennaio del 2023. Tuttavia, le elezioni anticipate (25 settembre) rendono evidente che anche questo obiettivo temporale non sarà raggiunto”.

"Situazione non sostenibile"

Secondo il leghista, la situazione attuale è insostenibile e peggiora nel tempo: “Il numero dei frontalieri continua ad aumentare. La forza del franco, combinata con l’impennata inflazionistica italiana, funge da ulteriore calamita, attirando sul mercato del lavoro ticinese un quantitativo crescente di permessi G. I quali sono attivi in prima linea nel settore terziario, dove si sostituiscono ai residenti e generano sul territorio disoccupazione, sottoccupazione e dumping salariale. Al punto che perfino la SECO, nell’ultimo rapporto del suo Osservatorio sulla libera circolazione, afferma ormai che il mercato del lavoro ticinese ‘va monitorato’”.

"Il 2023 deve essere vincolante"

“È innegabile che la Svizzera, nella procedura relativa all’adeguamento della fiscalità dei frontalieri, sia già stata estremamente accondiscendente con l’Italia, accettandone ogni lungaggine”, si legge ancora nell’atto parlamentare. “Tuttavia, dopo vari anni di infruttuosa attesa, la data di entrata in vigore del nuovo accordo, ossia il primo gennaio del 2023, va ritenuta vincolante. Non è accettabile che sia ancora una volta la Svizzera, e segnatamente il Canton Ticino, a fare le spese di contingenze politiche italiane, nel caso concreto le elezioni. Di conseguenza, la Svizzera deve disdire unilateralmente la Convenzione del 1974 per il 31 dicembre 2022. Per tutto il tempo in cui l’Italia non avrà ratificato un nuovo trattato, non sarà in vigore alcun accordo e di conseguenza non saranno dovuti ristorni”.