
La Svizzera dovrebbe fare di più per contrastare i cambiamenti climatici, responsabilizzare le grandi aziende, favorire la parità salariale e fra donne e uomini ed eliminare le discriminazioni di cui sono ancora vittime alcuni gruppi sociali. È quanto auspica il Comitato dei diritti economici, sociali e culturali dell'ONU che oggi ha inviato a Berna una trentina di raccomandazioni.
Dopo aver ascoltato la delegazione elvetica ad inizio ottobre, i diciotto esperti indipendenti hanno formulato i loro consigli per migliorare l'attuazione del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali.
L'impegno della Svizzera nella lotta ai cambiamenti climatici risulta insufficiente a "raggiungere gli obbiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra per il 2020", affermano gli specialisti. Inoltre, la riduzione prevista entro il 2030 "non è compatibile con l'impegno a limitare l'aumento delle temperature a 1,5 gradi". Il Comitato dell'ONU raccomanda quindi a Berna di ridurre gli investimenti pubblici e privati, in particolare quelli della casse pensioni, nelle energie fossili.
Altro tema che suscita preoccupazione è l'opposizione del Consiglio federale all'iniziativa popolare per multinazionali responsabili a favore di "misure volontarie". Gli esperti indipendenti auspicano invece che la Svizzera adotti un sistema che impedisca all'intera catena di approvvigionamento delle imprese, compresi i subappaltatori, di volare i diritti umani.
Più in generale, il Comitato raccomanda di adottare una legge contro le discriminazioni e di creare un'istituzione nazionale per la difesa dei diritti umani. Per quanto riguarda le discriminazioni di genere, gli esperti chiedono alla Confederazione di applicare misure efficaci per eliminare il divario salariale tra uomini e donne. Berna dovrebbe dotarsi di "misure legislative e amministrative necessarie, anche attraverso il ricorso agli ispettorati del lavoro, per vietare ai datori di lavoro di licenziare le donne, di non assumerle o di rinnovare i loro contratti di lavoro a tempo determinato per gravidanza, parto e congedo di maternità."
Per gli esperti la Svizzera dovrebbe sviluppare strategie per integrare pienamente nel mondo del lavoro le persone con handicap e prendere provvedimenti per ridurre la disoccupazione di lunga durata dei "lavoratori anziani". Queste due categorie infatti ancora oggi incontrano maggiori difficoltà nell'accedere a un impiego.
Fra le altre raccomandazioni figura pure quella di fissare "un salario minimo ad un livello sufficiente e regolarmente indicizzato per garantire condizioni di vita dignitose a tutti i lavoratori e alle loro famiglie" visto che le retribuzioni fissate in alcuni Contratti collettivi di lavoro non sempre garantiscono un tenore di vita adeguato. Gli esperti indipendenti hanno presentato proposte anche per quanto riguarda la lotta alla povertà, l'accesso all'educazione, l'integrazione delle minoranze e i diritti sindacali.
Il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, adottato dall'Assemblea generale dell'ONU nel 1966, definisce gli obblighi d'intervento degli Stati firmatari e gli obiettivi. La Svizzera vi ha aderito nel 1992. Come per tutti gli altri 169 stati membri, l'attuazione del Patto viene regolarmente monitorata dal Comitati di esperti.
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