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Svizzera
Diritti umani: bisogna superare sovranità nazionali, Calmy-Rey
Redazione
18 anni fa

La sovranità degli Stati non deve impedire alla comunità internazionale di far sentire la propria voce in caso di gravi violazioni dei diritti umani. Lo ha dichiarato stamane a Berna la consigliera federale Micheline Calmy-Rey durante la conferenza annuale, dedicata ai 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani, della sezione svizzera di Amnesty International. "I dirittti umani sono lettera morta - ha aggiunto la ministra degli esteri - se manca la volontà da parte degli Stati e delle organizzazioni internazionali di metterli in pratica". Per la responsabile della diplomazia elvetica, bisogna anche avere il coraggio di prendere sanzioni verso coloro che violano i diritti fondamentali, senza cedere a considerazioni di opportunismo politico od economico. "Laddove gli Stati o le istituzioni non sono più in grado di proteggere la popolazione, è necessario che la comunità internazionale intervenga in nome del principio di responsabilità adottato l'anno scorso dalle Nazioni Unite", ha aggiunto. Da quando è stata adottata la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, ha proseguito la consigliera federale socialista, "nessun governo può pretendere che il modo con cui tratta i propri cittadini, oppure le minoranze religiose, etniche o linguistiche che vivono sul proprio territorio sia un affare interno". Calmy-Rey ha riconosciuto che non è sempre facile per gli Stati mettersi d'accordo su standard comuni. Tuttavia, "è necessario avere il coraggio civico di indicare dove si trovano gli interessi comuni e cercare di istituire coalizioni di Paesi per risolvere assieme determinati problemi". Simili coalizioni non possono fare a meno delle Ong. La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - ha puntualizzato la ministra ginevrina - prevede chiaramente la corresponsabilità dei privati nell'applicazione dei diritti umani. ATS

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