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Svizzera
Direttiva UE sulle armi, tira aria di referendum
Direttiva UE sulle armi, tira aria di referendum
Direttiva UE sulle armi, tira aria di referendum
Redazione
9 anni fa
Piovono critiche sul progetto del Consiglio federale per attuarla in Svizzera. Le reazioni di partiti e associazioni

Le proposte governative per trasporre nel diritto elvetico la direttiva dell'Unione europea sulle armi piacciono poco. Se tra i grandi partiti solo l'UDC è contrario - obiezioni sono però sollevate anche dalle altre formazioni politiche - diverse associazioni hanno già minacciato il lancio del referendum. È quanto emerge dalla procedura di consultazione che termina oggi.

La Svizzera, ricordiamo, ha tempo fino al 31 maggio 2019 per recepire le direttive UE ed è tenuta a farlo in quanto esse sono parte integrante dell’accordo di Schengen. Se la Confederazione dovesse decidere altrimenti, l’accordo di associazione a Schengen e Dublino potrebbe cadere.

Le misure d'attuazione delle direttive comunitarie proposte dal Consiglio federale sono troppo restrittive, senza che ce ne sia il bisogno, ha denunciato l'UDC. Il partito vuole in particolare sopprimere l'obbligo di registrare e le nuove norme per i collezionisti.

Sebbene l'Unione democratica di centro sia l'unica a voler bocciare in toto il progetto, anche altri partiti hanno sollevato obiezioni. Il PPD teme ad esempio un aumento del carico burocratico sulle spalle dei cantoni.

E anche la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) ritiene che il progetto gravi i cantoni di troppi compiti amministrativi e che andrebbe di conseguenza semplificato.

Per il PLR, anche se infelice, l'introduzione di nuovi divieti non significa mettere sotto tutela o criminalizzare i possessori di armi. Le autorità cantonali non dovranno tuttavia approfittare delle nuove regolamentazioni per limitare massicciamente l'acquisizione di armi. Il Consiglio federale è inoltre chiamato a rinunciare a un'interpretazione restrittiva a danno dei tiratori sportivi.

Per il PS il progetto va nella giusta direzione e permetterà di rafforzare la prevenzione del suicidio e la violenza domestica. Per i socialisti la questione delle eccezioni al divieto di possesso di talune armi è però ancora troppo poco chiara.

Per il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) i membri di una società di tiro dovrebbero dimostrare di usare regolarmente l'arma per esercitazioni sportive. Il GSsE auspica un ulteriore inasprimento della legislazione, in particolare prevedendo di chiudere sotto chiave le armi e le munizioni.

Di parere opposto Pro Tell. Per l'organizzazione che si batte contro qualsiasi inasprimento del diritto delle armi in Svizzera, la trasposizione del diritto Ue è solo un pretesto per inasprire la legislazione in materia.

Anche la Federazione svizzera dei tiratori (FST) promette il lancio del referendum. Per la FST le proposte del governo mancano l'obiettivo originario della direttiva comunitaria, che è prevenire attacchi terroristici come quelli avvenuti a Parigi. Minaccia di portare il progetto davanti al popolo anche l'Associazione svizzera di sottufficiali (ASSU).

Per CacciaSvizzera, le proposte sono così imprecise che per chiarirle saranno necessarie una miriade di nuovi regolamenti e decisioni giudiziarie. Per l'associazione un ulteriore inasprimento della legge non è necessario.

In quanto paese Schengen, la Svizzera deve trasporre nella sua legislazione la nuova direttiva dell'Ue sulle armi. Il mancato recepimento potrebbe comportare la cessazione degli accordi di Schengen.

Per saperne di più:

Il progetto del Consiglio federale

Chi vorrà tenere l'arma dopo il servizio militare dovrà tuttavia fare parte di una società di tiro o dimostrare di esercitarlo con regolarità.

Una volta prosciolti dall'obbligo di prestare servizio militare, i cittadini potranno ancora tenere l'arma dell'esercito con il relativo caricatore da venti cartucce e continuare a utilizzarla per il tiro sportivo. Tuttavia, sarà necessario dimostrare di essere membri di una società di tiro e di esercitarlo con regolarità. Inoltre si è tenuti a fornire nuovamente l'una o l'altra prova a distanza di cinque o dieci anni.

La direttiva

La direttiva UE costituisce uno sviluppo dell'Accordo di Schengen. Il mancato recepimento potrebbe comportare la cessazione dello stesso Accordo.

Lo scopo della direttiva europea è avere controlli più severi sulle armi, anche a salve o non adeguatamente disattivate, come quelle usate per l'attentato del 13 novembre 2015 al Bataclan di Parigi, imponendo fra l'altro agli Stati membri la creazione di un sistema di monitoraggio per il rilascio o il rinnovo delle licenze. Sono previsti anche controlli più stringenti su alcune armi semi-automatiche, mentre si è rinunciato alle parti più restrittive per cacciatori e sportivi.

La revisione era stata proposta dalla Commissione europea il 18 novembre 2015, pochi giorni dopo la strage di Parigi. In dicembre era stato raggiunto un compromesso tra Parlamento e Consiglio, apparso al ribasso, soprattutto perché era stata stralciata la proposta di vietare in maniera totale armi semiautomatiche come kalashnikov e fucili d'assalto, e quella di vietare i caricatori con capacità superiore a 10 colpi.

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