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Svizzera
Dimissioni Hildebrand: reazioni contrastanti
Redazione
15 anni fa
C'è chi difende l'operato di Blocher, chi invece chiede "rispetto" per Hildebrand e chi dubita dell'autonomia della decisione

Le dimissioni di Philipp Hildebrand dalla presidenza della direzione della BNS erano inevitabili, secondo la stampa svizzera. Quello che è stato definito “l'uomo più potente della Svizzera” ha dovuto ritirarsi per ristabilire la credibilità della banca centrale. La maggior parte degli editorialisti hanno espresso rammarico e stima per la decisione di gettare la spugna e proteggere la BNS. “Merita rispetto”, afferma il St. Galler Tagblatt e la NZZ gli fa eco scrivendo “tanto di cappello! È diventato piuttosto raro, ai giorni nostri, che un responsabile della vita pubblica tragga le conseguenze da una vicenda torbida. Di solito i dirigenti preferiscono rimanere incollati alle loro poltrone, anche se la loro situazione diventa sempre più imbarazzante”, aggiunge il quotidiano zurighese. Questo gesto “dimostra senso del dovere e dello Stato”, afferma 24 Heures. In molti sottolineano che le dimissioni hanno permesso di salvaguardare la credibilità dell'istituto di emissione. “Le dimissioni di Philipp Hildebrand - secondo Le Temps - sono il prezzo d'onore che un banchiere centrale deve pagare quando giunge alla conclusione che la sua credibilità è definitivamente compromessa”. Per il “Blick” però il presidente della BNS non ha preso la decisione autonomamente, è stato spinto dal Consiglio di banca. Una versione adottata anche dal Tages-Anzeiger. Oltre all'atteggiamento di Hildebrand, colpevole di aver agito con “una certa sufficienza” e con “la convinzione che niente poteva toccarlo, soprattutto non una cosuccia da poche centinaia di migliaia di franchi”, secondo 24 Heures, i giornali puntano il dito contro i media e i politici che hanno scatenato una “caccia all'uomo”, come la definisce il Tages-Anzeiger. Per il Quotidien Jurassien queste dimissioni sono “una rivincita che mette un balsamo sulle piaghe elettorali dell'UDC, che rimarranno dolorose per il suo stratega”. Anche in questo caso Christoph Blocher ha rivelato “l'odio contro le élite, che nutre da molto tempo”, scrive 24 heures. Le Temps aggiunge che il “tribuno” zurighese è “riuscito a dimostrare di poter attaccare il potere, nonostante le critiche” e sottolinea che questa vittoria “maschera una volontà di strumentalizzazione che preannuncia una lotta feroce contro le istituzioni e le personalità di questo paese". La NZZ chiede inoltre che i responsabili del furto di dati alla Banca Sarasin rispondano delle loro azioni, compreso Blocher. “Il presidente della BNS non è una vittima”, sottolinea Markus Somm, caporedattore della Basler Zeitung, ex caporedattore della Weltwoche e biografo di Blocher. “Non lasciamoci ingannare: è stato Philipp Hildebrand a comperare le azioni e le divise e non il consigliere nazionale Christoph Blocher o la Weltwoche”. È incomprensibile che i giornali se la siano presa con Blocher che ha solo trasmesso “il triste messaggio”, aggiunge Somm. A suo avviso Hildebrand doveva andarsene. La sua permanenza a capo della BNS avrebbe creato una situazione inaccettabile nei confronti dell'estero dando l'impressione che in Svizzera i reati di insider trading del responsabile della banca centrale fossero accettabili.ATS

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