
«Non vi sarà nessun attacco da parte degli altri partiti, il secondo seggio dell’UDC non è a rischio». Il politologo Nenad Stojanovic non ha dubbi: la partenza del «ministro» Guy Parmelin, che ieri ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio federale, non farà calare la rappresentanza democentrista all’interno dell’Esecutivo. Chiarito questo aspetto, «che pare banale, ma in realtà non lo è», ci si chiede adesso chi raccoglierà l’eredità del politico vodese. «La prima domanda da porsi è se il seggio in questione verrà occupato da un rappresentante della Svizzera “latina” o da uno svizzero-tedesco».
Una candidatura femminile
Altro tema centrale è quello della possibilità di una subentrante femminile. «È forse troppo presto per fare dei nomi, ma i profili interessanti non mancano», prosegue Stojanovic. «Penso a Céline Amaudruz ma, soprattutto, a Natalie Rickli: è già stata nel Parlamento federale e al momento è consigliera di Stato a Zurigo. Altro nome da considerare è quello della consigliera di Stato sangallese Esther Friedli».
E Chiesa?
Mettendo ora sotto la lente il nostro cantone, un nome che balza subito all’occhio è quello del consigliere agli Stati Marco Chiesa. Il «senatore» ticinese, interpellato ieri da Ticinonews circa la possibilità di proporsi per la successione di Parmelin, ha risposto di «doverci ancora pensare». Ma, rimanendo sempre nel campo delle ipotesi e delle teorie, sarebbe possibile avere contemporaneamente due consiglieri federali ticinesi? «Se qualcuno utilizza la provenienza geografica di un candidato per dire che quella persona ha poche chance, è semplicemente perché il profilo in questione non piace per ragioni politiche o personali», analizza il politologo. «È un argomento utilizzato in maniera strumentale. La storia ci insegna infatti che il Legislativo decide per ragioni che non riguardano il cantone d’origine della persona». In sostanza «l’ipotesi di un secondo “ministro” ticinese non può essere esclusa a priori».

