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Svizzera
Dimissioni Couchepin: addio a uomo di stato, ma cantieri aperti
Redazione
17 anni fa

Il giorno dopo l'annuncio delle dimissioni del consigliere federale Pascal Couchepin, la stampa svizzera riconosce al radicale vallesano la statura di uomo di stato. Non mancano tuttavia le critiche al suo operato quale ministro dell'Interno, in particolare nel campo delle assicurazioni sociali, un cantiere tutt'ora aperto che darà parecchio filo da torcere al suo successore. Per la "Basler Zeitung" - giudizio condiviso da altre testate - di Couchepin ci si poteva fidare quando si trattava di difendere le istituzioni. Non mancano i riferimenti agli scontri con l'ex consigliere federale Christoph Blocher. Tuttavia il bilancio del radicale come ministro è debole. Il suo obiettivo di contenere l'esplosione dello Stato sociale è stato un fallimento colossale. La "Südostschweiz" rimprovera a "Roi Pascal" di aver governato facendo mostra di una certa ottusità. Un atteggiamento che non gli ha giovato nel settore "minato" della politica sanitaria. La "Thurgauer Zeitung" rincara la dose, sostenendo che il vallesano era troppo concentrato su sé stesso per accettare compromessi. Il quotidiano friburghese "La Liberté" gli rinfaccia invece di aver spesso snobbato i dettagli dei problemi, ciò che ne ha minato la credibilità. Lo zurighese "Blick" e il vallesano "Le Nouvelliste" riconoscono al radicale di essere uno spirito scomodo, impermeabile alle mode, che ha avuto il coraggio di affrontare argomenti sgradevoli. Secondo la "Mittelland Zeitung", al Consiglio federale mancherà il carattere spigoloso di Couchepin. Troppa armonia in governo rischia infatti di soffocare le migliori soluzioni. Stando al "Quotidien Jurassien", andandosene a 67 anni Couchepin lascia nuovamente intendere quale sia per lui l'età giusta per il pensionamento. Ad ogni modo, da "vero uomo di stato, Couchepin ha riconosciuto che è giunto il momento per un cambiamento". Per questo merita rispetto. La "Berner Zeitung" spera che il successore di Couchepin porterà nell'esecutivo una delle qualità del vallesano, ossia l'indipendenza di giudizio. Il governo non ha bisogno né di "banderuole", né di "soldatini". Anche lo zurighese "Tages-Anzeiger" spera che la lotta per la successione non sia una gara tra partiti, ma tra persone. Per il ginevrino "Le Temps", è il momento per scegliere un candidato senza tenere conto dell'età, del sesso e del cantone di provenienza. Ciò dovrebbe allargare il ventaglio dei pretendenti. Ciò che manca in Consiglio federale, indica invece la "Neue Zürcher Zeitung", è un rappresentante del mondo imprenditoriale. Per questo i radicali devono prima di tutto esaminare accuratamente i propri potenziali candidati. Tra i papabili, la maggior parte dei commentatori cita esponenti romandi provenienti dal PLR e dal PPD. Il vodese "24 Heures" giudica piuttosto improbabile il ritorno in governo di un esponente di questo cantone - si fa il nome del consigliere di Stato Pascal Broulis - dopo 11 anni di assenza. I giornali neocastellani "Express" e "L'Impartial" avanzano invece il nome del "senatore" radicale Didier Burkhalter, che godrebbe dell'appoggio dell'intera regione. Il "St. Galler Tagblatt" fa il nome della consigliera di stato Karin Keller-Sutter, ma per la successione di Hans-Rudolf Merz, piuttosto che per quella del vallesano. In questo momento, una candidatura della "ministra" è prematura. ATS

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