Svizzera
Dick Marty sotto alto livello di protezione da 16 mesi
Foto Nicola Demaldi
Foto Nicola Demaldi
4 mesi fa
L’ex-procuratore sarebbe al centro di un intrigo internazionale tale da metterne in pericolo la vita

Un’intervista RTS ha rivelato che l’ex procuratore, consigliere di Stato, Consigliere agli Stati e relatore al Consiglio d’Europa Dick Marty sarebbe minacciato di morte da elementi radicalizzati dei servizi segreti serbi. L’obiettivo della sua eliminazione sarebbe discreditare il governo kosovaro. Il Ministero pubblico, dal canto suo, non ha lanciato una commissione rogatoria e il Dipartimento Federale degli Affari Esteri non ha intrapreso alcuna azione diplomatica nei confronti dello Stato serbo.

In pericolo di vita al massimo grado da 16 mesi
La rasmissione RTS Mise au Point ha potuto intervistare Marty in Ticino, che ha riportato il filo degli eventi. Marty ha dichiarato che “il 18 dicembre 2020 ho ricevuto una chiamata della polizia che mi informava che ero in pericolo di vita e annunciava che sarei stato messo sotto protezione di alto livello da parte della polizia.” Secondo FedPol il rischio corso dall’ex-consigliere agli Stati era di grado 5, il massimo, e quindi è stato proposto allo stesso di cambiare identità e indirizzo. “Grado 5 significa sparire, ma per me era completamente escluso”, testimonia Marty. “Quindi siamo rimasti a un grado molto alto, il 4. Non è mai esistito nessuno in Svizzera che sia restato per così tanto tempo ad un grado così alto di pericolo.”

Misure di protezione eccezionali

Oggetto di misure di protezione di grado 4, Marty e sua moglie ospitano da loro due poliziotti “armati fino ai denti” per quattro mesi e mezzo. Sapendo di essere sotto sorveglianza, i due restringono i contatti e le comunicazioni al minimo.
L’ex-consigliere Nazionale socialista Franco Cavalli racconta che Marty “gli ha inviato un messaggio criptato, chiedendomi di non entrare più in contatto con lui”. E ancora: “è scioccante che una cosa del genere possa succedere in Svizzera”.
Oggi, i poliziotti in borghese non sono più in servizio. Ma le misure di protezione restano altrettanto importanti. La casa è piena di telecamere e equpaggiata con allarmi e una “safe room”, una sala securizzata. Dei poliziotti in borghese sono appostati nei dintorni.
In occasione dei suoi rari spostamenti, Marty porta un giubbotto anti-proiettile, la sua macchina è blindata e scortata da dei poliziotti in borghese.

Assassini assoldati dai servizi d’intelligence serbi
Secondo Marty, la minaccia proviene da degli ambienti dei servizi di Intelligence serbi che hanno chiesto a degli assassini professionisti di ucciderlo, per far ricadere la colpa sui kosovari. Esistono degli ex combattenti che si sono specializzati negli omicidi su mandato, non servono molti soldi per liquidare qualcuno.
FedPol sarebbe stata informata da una fonte confidenziale della minaccia proveniente dall’intelligence serba. Per approfittare dell’attenzione della stampa all’accusa di Hashim Thaci, l’omicidio sarebbe stato da imputare al goveron kosovaro-albanese, per discreditarlo a livello internationale. Thaci è considerato un eroe della guerra d’indipendenza contro la Serbia ed è stato presidente del Kosovo, dimissionario in quanto accusato di crimini contro l’umanità all’Aia. L’inchiesta contro Thaci è stata aperta proprio sulla base di un rapporto di Marty, che parlava di crimini - tra i quali anche il traffico d’organi - perpetrati da Thaci e l’UCK.

Nessun provvedimento diplomatico?
Dal 2020, il Ministero Pubblico e Fedpol hanno preso tutte le misure necessarie a mettere Marty in sicurezza fisica “sono molto grato a tutte le persone che assicurano la mia sicurezza”, afferma l’ex-consigliere.
In quanto ci si trova di fronte a un crimine politico, il Ministero pubblico ha dovuto chiedere l’autorizzazione al Consiglio Federale per aprire un’inchiesta penale, cosa che è stata fatta in agosto 2021. Tuttavia, il Ministero Pubblico della Confederazione non ha ancora lanciato una commissione rogatoria, e il Dipartimento Federale degli affari esteri non ha ancora intrapreso la via diplomatica per ridurre la minaccia.
In seguito a una lettera di sollecito di Marty in questo senso, inviata a MPC e DFAE, le autorità giudiziare hanno inviato degli agenti a Belgrado per entrare in contatto coi colleghi serbi. Tuttavia, secondo Marty, la misura è insufficiente.
I giornalisti di Mise au Point hanno contattato il DFAE, che a riguardo ha affermato di essere “in contatto con le autorità partner, in primo luogo il Ministero pubblico e Fedpol”, rinviando poi le domande sulle procedure penali in corso all’MPC. Dal canto suo, quest’ultimo ha affermato che “il caso presenta delle componenti politiche in ragione del contesto transnazionale. Per questo motivo i servizi Federali e Cantonali sono implicati nei rispettivi campi di competenza”, e “le autorità partner hanno messo in atto un vasto dispositivo di misure”.

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