
È stato infine espulso dalla Svizzera un 31enne cittadino kosovaro che tra il 2004 e il 2017 ha letteralmente fatto impazzire le autorità giudiziarie vodesi e friborghesi.
L’uomo, rivoltosi in ultima istanza al Tribunale federale (TF) per contestare la revoca del suo permesso di domicilio, era infatti stato condannato in 8 occasioni tra il 2004 e il 2017, scontando un totale di 38 mesi di detenzione per i reati più disparati. I primi dei quali commessi già all’età di 17 anni.
Nato in Svizzera e padre di 3 figli, il 31enne è sposato con una compatriota ma questo, hanno evidenziato i giudici federali, non gli ha impedito di commettere a più riprese vari reati. Dal 2004 al 2008 era stato condannato 3 volte nel Canton Vaud (in due casi dal Tribunale dei minori) a 7 mesi di detenzione, rispettivamente 17 giorni e 15 mesi per lesioni semplici, vie di fatto, furto in banda, danneggiamento, estorsione, aggressione e infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti, alla Legge federale sulle armi e alla Legge federale sulla circolazione. L’anno successivo si era trasferito nel Canton Friburgo ed era stato formalmente ammonito una prima volta.
Tornato nel Canton Vaud, dal 2010 al 2012 era stato condannato altre tre volte per violenza o minacce contro l’autorità e i funzionari e furto. In seguito alla decisione del 25 ottobre del Servizio della popolazione vodese di rifiutargli il cambio di domicilio intercantonale, nel 2013 l’uomo era tornato nel Canton Friburgo, dove era stato ammonito una seconda volta. L’anno successivo era stato condannato per infrazione alla Legge federale sugli stranieri e nel dicembre 2016 aveva ricevuto un terzo ammonimento, che tuttavia non era stato sufficiente a farlo desistere dai suoi intenti criminali.
Il 25 gennaio 2017, infatti, il Tribunale penale della Veveyse lo aveva infatti riconosciuto colpevole di tentato furto, danneggiamento, guida senza patente e in stato di inattitudine e di infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti e alla Legge federale sulle armi. L’uomo era stato condannato a una pena detentiva di 19 mesi e per questo motivo il Servizio cantonale aveva deciso di revocargli il permesso di domicilio.
Decisione, come detto, confermata lo scorso 29 ottobre dai giudici di Mon Repos, secondo cui l’interesse pubblico nell'allontanarlo prevale su quello privato del ricorrente a restare in Svizzera. Il 31enne ha inutilmente sostenuto di non meritare l’allontanamento in quanto non era stato condannato a una pena detentiva di lunga durata, ovvero “pari o superiore a due anni”, ma la Corte gli ha rammentato che questo limite (solitamente applicato ai sensi dell’Art 62 LStr) non è assoluto e può essere rivisto al ribasso qualora vi fossero numerose condanne a carico del ricorrente. La giurisprudenza, infatti, ritiene “di lunga durata” anche condanne pari a un anno di carcere.
“Una somma delle pene detentive non può essere ammessa ma ha un peso nello stabilire la preponderanza o meno dell’interesse pubblico”, ha concluso la Corte.
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