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Svizzera
Depositi scorie: interessi regionali, si può fare di più, studio
Redazione
13 anni fa

Le sei regioni che potenzialmente ospiteranno un deposito di scorie radioattive in profondità nel sottosuolo dal 2009 sono chiamate a manifestare richieste ed esigenze attraverso cosiddette "Conferenze regionali". Uno studio, realizzato su incarico della Confederazione, traccia un primo bilancio. Le modalità per recepire i bisogni locali possono essere migliorate. "La novità di questo 'approccio di sviluppo regionale' è che la questione principale non deve più essere la 'minaccia' di un deposito in strati geologici profondi, ma le opportunità di sviluppo a lungo termine della regione", sottolinea uno studio pubblicato oggi e realizzato dalla società Planval su incarico dell'Ufficio federale dell'energia (UFE). Le "Conferenze regionali" infatti non sono chiamate ad esprimersi a favore o contro l'istallazione di un deposito di scorie, ma "devono affrontare sin dal primo momento la questione di come proseguire il loro sviluppo sostenibile in futuro, nel caso in cui debbano ospitare un deposito in strati geologici profondi", indica l'UFE sul proprio sito. La decisione sulla localizzazione di un deposito finale di scorie radioattive sarà probabilmente presa solo a livello nazionale, come prevede la Legge sull'energia nucleare (LENu) entrata in vigore nel 2005. Le Camere federali si avviano verso una proibizione di un diritto di veto da parte dei Cantoni. In sospeso vi è un'iniziativa di Sciaffusa che chiede che la costruzione di un deposito sia approvata dal Cantone coinvolto. Un testo analogo di Nidvaldo è però già stato bocciato. Le "Conferenze regionali" sono dunque chiamate ad influire sul processo di decisione e in merito ad aspetti come la collocazione degli impianti in superficie o come favorire lo "sviluppo sostenibile". La loro composizione e il loro funzionamento è stato stabilito dall'UFE in collaborazione con le regioni e i Cantoni. La società Planval traccia ora un bilancio, prima della "tappa 2" del processo di partecipazione regionale, che permetterà alle "Conferenze" di formulare proposte concrete. La struttura organizzativa delle "Conferenze" - composte di delegati della politica, dell'economia, del commercio e delle organizzazioni, nonché da comuni cittadini - è stata "ampiamente accettata nella maggior parte delle regioni", indica l'UFE in una nota. La ricerca evidenzia tuttavia la "difficoltà nel motivare le persone a partecipare" al processo, una volta le "Conferenze" costituite. Inoltre "ai politici di milizia è stato chiesto in parte un impegno enorme in termini di tempo". Planval constata poi che in questi organismi partecipativi donne e giovani sono nettamente sottorappresentati. Il problema deriva da una buona intenzione, ossia il fatto di voler far sedere nelle "Conferenze" persone con una vasta legittimità popolare. Ma l'inconveniente è che nelle regioni considerate gli eletti giovani e di sesso femminile sono rari. Lo studio, che si basa sull'analisi di documenti e su interviste con membri delle "Conferenze" e rappresentanti dell'UFE, ha considerato le sei regioni di Giura Est (AG), Giura Sud (AG, SO), Lägern Nord (AG, SH, ZH), Südranden (SH), Wellenberg (NW, OW) e Zurigo Nordest (SH, TG, ZH). Entro la fine dell'anno la Società cooperativa nazionale per l'immagazzinamento di scorie radioattive (Nagra) intende sottoporre al Consiglio federale una lista ristretta che comprenderà da tre a cinque di questi siti.

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