
Quasi i due terzi degli autori di delitti violenti o a sfondo sessuale non ha subito violenze in famiglia. È quanto emerge da uno studio zurighese che ha preso in esame 469 detenuti condannati a più di 10 anni di carcere. Il 37% dei delinquenti presi in esame hanno vissuto esperienze famigliari che possono essere considerate "influenze dannose", come abusi sessuali, violenze fisiche, alcolismo, schizofrenia o suicidio dei genitori. Nel 63% dei casi non è tuttavia stato rilevato nessuno di questi fattori. Questo secondo dato rappresenta un tasso "considerevole", ha affermato oggi in una conferenza stampa convocata nel penitenziario "Pöschwies" di Regensdorf (ZH) lo dottor Frank Urbaniok, capo dei servizi psichiatrici dell'Ufficio esecuzione delle pene del canton Zurigo e responsabile dello studio. L'indagine ha inoltre messo in evidenza che il grado di formazione è un fattore che ha poca influenza su questo tipo di delitti. Il 58% delle persone prese in esame ha infatti portato a termine un apprendistato, ossia più o meno la medesima percentuale del resto della popolazione. La disoccupazione è invece un elemento che, a pari grado di formazione, sembra avere una certa rilevanza. Inoltre, soltanto il 24% dei detenuti era sposato al momento di commettere il delitto, contro una percentuale del 59% per il resto della popolazione. A proposito del rischio di recidiva, lo studio ha mostrato che il 40% del persone condannate per reati violenti o a sfondo sessuale hanno commesso altri delitti non appena se ne è presentata l'occasione. Nel 12% dei casi si e trattato di nuovi reati violenti o a sfondo sessuale. Con ogni ricaduta sale inoltre la tendenza a commettere nuovi delitti. ATS
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