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Svizzera
Debiti e reati: espulso kosovaro con cinque figli
Debiti e reati: espulso kosovaro con cinque figli
Debiti e reati: espulso kosovaro con cinque figli
Redazione
7 anni fa
Lo ha stabilito il Tribunale federale, sostenendo che il ritiro del permesso di dimora dell'uomo è giustificato

Un kosovaro dovrà lasciare la Svizzera, sebbene la moglie e i suoi cinque figli siano in possesso del passaporto rossocrociato. Lo ha stabilito il Tribunale federale (TF), sostenendo che il ritiro del permesso di dimora dell'uomo è giustificato dai debiti accumulati, le infrazioni commesse e il fatto che la famiglia sia dipendente dall'aiuto sociale.

Il ricorrente era giunto in Svizzera nel 2000, all'età di tredici anni, insieme ai genitori. Nonostante fosse stata respinta la domanda d'asilo, la famiglia aveva beneficiato dell'ammissione provvisoria. Appena cinque anni dopo, nel 2005, il permesso di dimora del giovane era stato annullato dopo una condanna penale: il rinvio al suo Paese non è mai divenuto effettivo poiché il kosovaro è sparito dalla circolazione. Nel 2008 le autorità avevano poi emanato un divieto di entrata nella Confederazione.

In seguito, l'uomo è entrato illegalmente in Svizzera a più riprese, ma nel 2011 ha sposato una cittadina elvetica - con origini kosovare - e ha ottenuto il permesso di dimora grazie al ricongiungimento familiare. Le autorità gli hanno ordinato di comportarsi secondo le regole del Paese e di intraprendere un'attività lucrativa, pena il ritiro dell'autorizzazione di soggiorno. La coppia ha poi avuto cinque figli, tutti svizzeri.

Ulteriori condanne

Tra il 2013 e il 2015, il ricorrente è stato condannato a più riprese, tra l'altro per guida senza assicurazione per la responsabilità civile e abuso della licenza e delle targhe. Dopo due avvertimenti, le autorità sangallesi hanno ritirato il permesso di soggiorno all'uomo nel 2017. La decisione è poi stata confermata dal Tribunale amministrativo cantonale un anno più tardi.

In una sentenza pubblicata oggi, il TF respinge il ricorso del kosovaro. Il padre di famiglia sosteneva che l'allontanamento dalla Svizzera doveva essere escluso, poiché bisognava considerare l'interesse del benessere e dei bisogni dei bambini. La sua situazione finanziaria, inoltre, non gli avrebbe permesso di mantenere stretti contatti, ad esempio tramite visite o videochiamate.

La separazione del ricorrente dalla moglie e i figli è in effetti una misura contraria al diritto al rispetto della vita privata e familiare previsto dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU): i giudici supremi, tuttavia, ritengono che tale misura può essere giustificata per motivi di ordine pubblico.

Il TF aggiunge inoltre che il ricorrente e la famiglia non hanno mai smesso di attingere all'aiuto sociale sin da quando il permesso di dimora è stato concesso nell'ottobre 2011. La somma totale incassata dal padre di famiglia, fino a fine 2017 ammonta a circa 200'000 franchi. Inoltre, l'uomo ha accumulato debiti e attestati di carenza beni per oltre 30'000 franchi. Nessun indizio, rilevano i giudici, premette di prevedere un miglioramento della situazione finanziaria.

Le condanne inflitte al ricorrente e la sua assenza di sforzi nel cercare di trovare un lavoro sono testimonianza di una mancata integrazione, sottolinea il TF, che respinge il ricorso dell'uomo e conferma la decisione delle autorità sangallesi.

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