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Debiti e condanne, può restare: "Non ha tirato una molotov"
Debiti e condanne, può restare: "Non ha tirato una molotov"
Debiti e condanne, può restare: "Non ha tirato una molotov"
Redazione
9 anni fa
Il TF ha accolto il ricorso di un 30enne cittadino turco, cui era stato intimato di lasciare la Svizzera

È dovuto ricorrere fino al Tribunale federale un 30enne cittadino turco cui l’Ufficio della migrazione di Basilea Campagna aveva rifiutato di prolungare il permesso di dimora, revocandogli inoltre lo statuto di asilante e imponendogli di lasciare la Svizzera.

Arrivato in Svizzera nel 2007 dopo che due anni prima le autorità tedesche avevano respinto la sua richiesta di asilo, all’allora 20enne era stato concesso l’asilo e un permesso di dimora. Nei 9 anni successivi, tuttavia, era stato condannato in quattro distinte occasioni (due nel 2011, una nel 2013 e una nel 2016) per ripetute infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti e alla Legge federale sulle armi, lesioni, minacce, danneggiamenti, tentato furto e diversi reati patrimoniali. In tutti e quattro i casi gli era stata inflitta una pena pecuniaria sospesa e una multa effettiva.

Nel 2012, a suo carico risultavano precetti esecutivi per più di 55'000 franchi e attestati di carenza beni per quasi 6'000 franchi. In virtù della sua situazione debitoria e delle due condanne il ragazzo era stato ammonito dall’Ufficio cantonale della migrazione.

Due anni e altre due condanne dopo l'Ufficio della migrazione gli aveva revocato il permesso di dimora intimandogli di lasciare la Svizzera. La sua situazione debitoria era nel frattempo peggiorata e a suo carico risultavano infatti 21 precetti esecutivi per più di 70'000 franchi e 11 attestati di carenza beni per circa 60'000 franchi.

Il ragazzo aveva quindi inutilmente ricorso fino al Tribunale cantonale basilese, sostenendo che le condanne fossero legate al periodo in cui era dipendente dalla marijuana e che un suo rimpatrio in Turchia (dove aveva vissuto solo per 9 anni) avrebbe potuto rivelarsi pericoloso visto l’instabile situazione politica nel Paese. La Corte cantonale, tuttavia, con sentenza del 6 ottobre 2016 aveva dato ragione alle autorità basilesi..

Tre mesi dopo il 30enne aveva presentato ricorso al Tribunale federale. I giudici di Mon Repos hanno ricordato che un’espulsione è possibile solo in presenza di rischi per la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico (Art. 32 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati) oppure se l’interessato ha commesso reati particolarmente riprensibili (Artt. 63-65 della Legge del 26 giugno 1998 sull'asilo).

Il Tribunale federale, in una sentenza precedente, ha citato come esempi di “reati particolarmente reprensibili” che giustificano l’espulsione di un asilante quelli di coazione sessuale, violenza carnale, furto aggravato e l’incendio intenzionale, ad esempio “tramite una bottiglia molotov”, come accaduto in un caso del 2012.

I reati contestati al giovane non rientrano in questa categoria e la Corte ha pertanto accolto il suo ricorso, riconoscendogli un indennizzo di 1'500 franchi.

nic

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