
Le prospettive per l’economia svizzera si fanno più cupe. Secondo il gruppo di esperti della Confederazione, i nuovi dazi statunitensi sulle esportazioni elvetiche e il rafforzamento del franco penalizzano l’industria e riducono la crescita a ritmi inferiori alla media storica. Dopo una stima di +1,3% per il 2025, il PIL dovrebbe rallentare ulteriormente allo 0,9% nel 2026, contro l’1,2% indicato lo scorso giugno. Il contesto resta fragile: dal 7 agosto le esportazioni svizzere verso gli Stati Uniti – il principale mercato extraeuropeo – sono soggette a un dazio aggiuntivo del 39% (in precedenza 10%), mentre altri partner commerciali di Washington hanno subito incrementi più contenuti. Questo rende meno competitivi i prezzi svizzeri nella maggiore economia mondiale. In più, l’apprezzamento del franco erode i margini degli esportatori. I dati del PIL recentemente rivisti mostrano una prima metà del 2025 più dinamica del previsto, con un buon avvio nel primo trimestre seguito però da un marcato rallentamento. Per i prossimi trimestri si attende una domanda estera debole e investimenti in calo.
Occupazione in peggioramento
Sul fronte interno, le prospettive per l’occupazione peggiorano: il tasso di disoccupazione, stabile al 2,9% nel 2025, salirà al 3,2% nel 2026, complice una crescita occupazionale più debole. L’inflazione resta sotto controllo, con stime dello 0,2% nel 2025 e dello 0,5% nel 2026, in linea con le previsioni di giugno. I rischi restano elevati. Un’ulteriore escalation nei conflitti commerciali internazionali o nuovi dazi settoriali da parte di USA e UE potrebbero aggravare la situazione. Al contrario, un’intesa tra Svizzera e Stati Uniti o un allentamento delle tensioni globali migliorerebbero le prospettive. Oltre al commercio, pesano i pericoli di correzioni sui mercati finanziari, l’indebitamento globale crescente – in particolare quello degli Stati – e i rischi immobiliari. Infine, i conflitti in Ucraina e Medio Oriente alimentano l’incertezza geopolitica: se dovessero intensificarsi, il franco svizzero rischierebbe una nuova spinta al rialzo, con effetti ulteriormente negativi sull’export.

