
Le misure di salvaguardia definitive dell'Unione europea sulle importazioni di acciaio, in reazione ai dazi Usa, si ritorcono anche contro la Svizzera. Alle industrie elvetiche verranno imposti contingenti tariffari specifici per alcuni gruppi di prodotti siderurgici, ma la Confederazione non ci sta e chiede di essere esonerata.
L'Unione europea ha annunciato ieri l'introduzione delle misure di salvaguardia definitive sulle importazioni di determinati prodotti siderurgici in provenienza da Paesi terzi, fra cui anche la Svizzera. Da domani al 30 giugno 2021 verranno imposti dazi supplementari obbligatori pari al 25% sulle importazioni che superano i contingenti.
"Il commercio tra Svizzera e Unione europea non dovrebbe essere limitato", ha ribadito oggi a Berna in un incontro con i media Stefan Flückiger, delegato del Consiglio federale agli accordi commerciali e capo dei Servizi specializzati d'economia esterna in seno alla Segreteria di Stato dell'economia (SECO).
Le misure danneggiano l'industria elvetica
La Confederazione chiede di essere esclusa da queste misure, poiché "pregiudicano la libertà dei flussi di merci tra le due parti, danneggiando così l'industria siderurgica elvetica", ha aggiunto Flückiger. L'Unione europea è quindi tenuta a configurare le misure in modo tale che non compromettano il commercio tra la Svizzera e l'Ue, rispettando pienamente gli impegni assunti da entrambe le parti nell'ambito dell'accordo di libero scambio del 1972.
Le misure di salvaguardia definitive si applicheranno a 26 delle 28 categorie di prodotti e vi saranno contingenti tariffari specifici in base al Paese. Otto di queste - tra cui il gruppo di prodotti 1, per il quale è previsto un contingente globale - colpiscono la Svizzera, in particolare per barre di rinforzo (gruppo di prodotto 13), vergelle di acciai non legati e di altri acciai legati (16) e profilati cavi (21) che hanno superato la soglia massima dei contingenti.
Affari più complessi
"Il problema si ripercuote sulle aziende svizzere che a causa dei costi faranno sempre più fatica a esportare verso l'Ue", ha sottolineato Flückiger, aggiungendo che il 98% delle importazioni di acciaio svizzere proviene dall'UE e il 95% delle esportazioni fa il percorso inverso.
I dazi causano la perdita di clienti e contratti, oltre a rendere gli affari molto più complessi, gli fanno eco Paolo Berti, responsabile vendite presso l'impresa siderurgica Swiss Steel, e Jean-Philippe Kohl, vice direttore e capo della divisione Politica economica dell'associazione padronale dell'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica Swissmem. Secondo quest'ultimo, con tale decisione l'Ue si danneggia da sola, poiché diverse imprese elvetiche fabbricano ed esportano materiali e prodotti "hi-tech" - ad esempio nel settore automobilistico - di cui hanno bisogno le aziende europee.
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