
Il Dalai Lama ha invitato oggi a Losanna la comunità internazionale a far luce sulle violenze avvenute in Tibet lo scorso anno. Secondo il leader tibetano, circa 4000 persone sono tuttora detenute senza essere state giudicate. Nel corso di un lungo incontro con la stampa - dove fra oggi e domani sono previste conferenze e iniziazioni cui parteciperanno 12'000 persone -, il capo spirituale dei tibetani ha insistito affinché siano chiarite le circostanze delle manifestazioni svoltesi nel marzo 2008 in Tibet e della loro repressione da parte delle autorità cinesi. Secondo il Dalai Lama, questi avvenimenti - che secondo determinate fonti hanno mietuto circa 200 vittime - sono costati in realtà la vita a "più di mille persone". Circa 4000 tibetani sono tuttora incarcerati senza essere stati giudicati e senza che possano essere localizzati. Il Dalai Lama ha invitato i giornalisti a costatare di persona la situazione sul posto - "anche se costa un po' caro" - e ad astenersi dal partecipare a "visite combinate", durante le quali "i tibetani appaiono perpetuamente sorridenti". Qualora le informazioni sui massacri dovessero essere false, "presenteremo le nostre scuse", ha aggiunto il leader tibetano. Il Dalai Lama ha tuttavia denunciato il "genocidio culturale", la "mini rivoluzione culturale" in atto nel Tibet, che prendono particolarmente di mira il buddismo - considerato dai cinesi come la principale minaccia - e la lingua nazionale. "I tibetani - ha aggiunto - nutrono un profondo risentimento da ormai tre generazioni". Interrogato sulla possibile soluzione del conflitto, il Dalai Lama si è mostrato diviso, ma relativamente ottimista: "è una questione di tempo. La causa tibetana è giusta e morale, anche se a livello locale è senza speranza", a causa dell'occupazione che dura da 60 anni. Ad un livello più globale, la situazione si presenta in modo più favorevole: la causa tibetana - ha sottolineato il Dalai Lama - "incontra simpatia persino nell'intellighentsia cinese". Per numerosi paesi, compresa la Svizzera, "che vogliono intrattenere buone relazioni con la Cina", la questione tibetana "è difficile", a causa della "enorme" importanza demografica ed economica del paese asiatico, ha sottolineato il capo spirituale. In merito all'atteggiamento del Consiglio federale, che non ha previsto incontri con il responsabile tibetano, il Dalai Lama ha detto di "non essere deluso". Il soggiorno a Losanna - ha sottolineato - è posto all'insegna della spiritualità e dell'educazione. "Non voglio inoltre creare inconvenienti o situazioni incontrollabili". ATS
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