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Svizzera
Dal matrimonio combinato all'espulsione dalla Svizzera
Dal matrimonio combinato all'espulsione dalla Svizzera
Dal matrimonio combinato all'espulsione dalla Svizzera
Redazione
10 anni fa
Per il TF una giovane cingalese che aveva tentato il suicidio dopo la separazione dovrà tornare in Sri Lanka

Dal matrimonio combinato all’espulsione, passando per la separazione dal marito a da un tentato suicidio. È la storia di una 25enne cittadina dello Sri Lanka che in seguito a una sentenza del Tribunale federale dovrà lasciare definitivamente la Svizzera.

La giovane cingalese aveva sposato nel 2013 un cittadino elvetico, ottenendo in seguito il permesso di dimora. Il matrimonio non è stato imposto ma ‘arrangiato’ dalla famiglia di lei  ma è però terminato ufficialmente nel 2016, ma di fatto dopo poche settimane. Nel mezzo, la storia di lui con un’altra donna e il rientro di lei in Sri Lanka nel 2014, culminato con un tentato suicidio.

Nel gennaio del 2015 l’Ufficio della migrazione del Canton Zurigo le ha rifiutato il rinnovo del permesso di dimora, imponendole di lasciare la Svizzera. Le autorità avevano ritenuto che un suo rientro in patria non le avrebbe causato problemi di natura sociale ed economico mentre i problemi psicologici riscontrati dopo il tentativo di togliersi la vita sono stati ritenuti curabili anche in patria.

La donna ha inoltrato ricorso al Tribunale federale, ma i giudici hanno sposato la tesi delle autorità zurighesi. La 25enne cingalese, hanno inoltre spiegato i giudici di Mon Repos, non ha la necessità di restare in Svizzera dal momento che il matrimonio è finito e non sussistono altri motivi validi che legano ancora i due ex coniugi. La ricorrente aveva accusato l’ex marito di essere responsabile della sua condizione psicologica, ma secondo il Tribunale federale non vi sarebbero gli estremi per parlare di un caso di "pressione psicologica sistematica e prolungata o di vera e propria violenza".

Anche il rientro in Sri Lanka non è stato giudicato problematico, nonostante la donna avesse evidenziato come nel nord del Paese (da dove proviene la sua famiglia) le donne divorziate vengano di norma “messe al bando”. Nel Paese vi sono infatti strutture e leggi ritenute "adeguate" alla tutela delle donne.

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