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Dai party vodesi alla jihad in Siria
Dai party vodesi alla jihad in Siria
Dai party vodesi alla jihad in Siria
Redazione
9 anni fa
Damien, alias Abu al-Swissri, era un ragazzo come tanti. Ma un grave incidente gli ha cambiato la vita

Dal rapporto annuale del Servizio delle attività informative della Confederazione (Sic) pubblicato due giorni fa emerge come dal 2016 non vi siano stati altri casi di partenza o entrata nel Paese da parte di jihadisti svizzeri, mentre almeno una novantina di persone definite “a rischio” vengono monitorate su suolo elvetico. Nonostante l’assenza di nuove partenze in direzione dei teatri di guerra in Siria o Iraq il direttore del Sic Markus Seiler ha ribadito che la vigilanza deve restare alta. “Non siamo un’isola”, ha affermato. E a ragione, perché in passato almeno un’ottantina di jihadisti hanno lasciato il paese (Ticino compreso) per unirsi alle fila del Califfato.

Tra di loro vi è anche Damien, alias Abu Suleiman al-Swissri, un giovane vodese che ha lasciatola Svizzera direzione Siria nel 2013. La sua storia, ripresa dalla Neue Zürcher Zeitung, è stata raccontata dall’esperto ginevrino di terrorismo Jean-Paul Rouiller e dal giornalista François Ruchti.

La storia di Damien, nato in Algeria ma adottato da genitori svizzeri, inizia nel 2011. È un ragazzo come tanti altri vodesi della sua età, attivo sui social e amante delle feste. Una sera, mentre si sta recando dalla ragazza che frequenta resta coinvolto in un incidente della circolazione in seguito al quale viene ricoverato in ospedale con fratture multiple. Durante la degenza il giovane – allora 21enne – decide di dare una svolta alla sua vita. Rinuncia all’alcool inizia a interessarsi all’Islam e al conflitto siriano. Passa le giornate su internet, ricordano i genitori. Non ha un lavoro e ha interrotto gli studi, isolandosi sempre di più.

I genitori non sospettano di nulla finché, nell’autunno del 2013, Damien parte alla volta della Siria e si arruola nel battaglione Jabhat al-Nusra con il nome di Abu Suleiman al-Swissri (a sinistra nella foto). Le uniche tracce sono il suo secondo profilo Facebook, creato con il suo nuovo nome di battaglia e alcuni messaggi inviati ai suoi amici in Svizzera tramite una piattaforma di comunicazione online legata all’ISIS. In un’occasione scrive anche alla sua famiglia: “Spero mi possiate capire. Ma a fine 2015 sparisce nel nulla. Via social non pubblica più nulla e non è chiaro se sia rimasto ucciso o meno. L’anno successivo il suo nome riappare in diversi documenti del Califfato, ma non ci sono conferme ufficiali.

Al momento dell’arruolamento, un combattente deve indicare una persona di riferimento da contattare in caso di morte. Damien non ha indicato nessuno.

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