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Svizzera
Da oggi in vigore i nuovi allentamenti
Foto CdT
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Fine del telelavoro obbligatorio e stop alla mascherina all’aperto. Bar e ristoranti non avranno più limite per le persone da accogliere allo stesso tavolo

Da oggi sono in vigore i nuovi allentamenti comunicati da Berna pochi giorni fa. Le misure sono maggiori rispetto a quelle previste in sede di consultazione, si giustifica con il numero di nuovi casi di coronavirus e le ospedalizzazioni che continuano a calare in modo sensibile. Le fasi di riapertura del 19 aprile e del 31 maggio non hanno quindi avuto conseguenze negative sulla situazione epidemiologica. Entro la fine di giugno circa la metà della popolazione adulta sarà inoltre completamente vaccinata. Più facile anche viaggiare: le persone vaccinate o guarite non hanno bisogna di effettuare un test prima di entrare in Svizzera, né di mettersi in quarantena. Test sono necessari solo per chi arriva in aereo o da un Paese dove circola una variante preoccupante del virus. Per gli svizzeri dovrebbe poi diventare più semplice girare per gli Stati dell’Unione europea: il processo di riconoscimento del certificato Covid svizzero da parte di Bruxelles è stato lanciato e una decisione dovrebbe essere presa nella prima metà di luglio.

Mascherina solo al chiuso
Uno dei passi più significativi in vista di un progressivo ritorno alla normalità è la fine dell’obbligo di portare una mascherina nelle aree esterne delle strutture accessibili al pubblico e delle strutture per il tempo libero, come pure sulle terrazze dei ristoranti. Nei trasporti pubblici sono considerate esterne tutte le aree con grandi aperture su almeno due lati.
Fine del telelavoro
L’obbligo generale della mascherina sarà tolto anche sul posto di lavoro. Saranno i datori di lavoro, responsabili della protezione dei loro dipendenti, a decidere dove e quando sarà necessario indossarla. Anche l’obbligo del telelavoro viene revocato e sostituito da una raccomandazione. Il datore di lavoro non sarà inoltre più obbligato a sottoporre i suoi impiegati a test regolari.

“Sì” alle grandi tavolate
Nei ristoranti viene revocata la limitazione del numero di persone per tavolo, sia all’esterno che all’interno. Al chiuso resta in vigore l’obbligo di consumare stando seduti e tra i gruppi di clienti deve essere rispettata la distanza di sicurezza. I dati di contatto continuano a essere registrati, ma bastano quelli di una persona per gruppo. Resta obbligatorio anche indossare la mascherina per gli spostamenti. All’esterno si potrà nuovamente consumare stando in piedi. Anche all’aperto, tuttavia, tra i gruppi deve essere rispettata la distanza minima. Non devono per contro più essere registrati i dati di contatto.

Discoteche e sale da ballo
Questo week-end tornerà potranno infatti finalmente riaprire anche le discoteche e le sale da ballo. Il Consiglio federale ha però posto una condizione: per accedervi si dovrà essere possesso di un certificato COVID valido.

Grandi manifestazioni senza limiti (col certificato)
Un altro grande allentamento concerne le grandi manifestazioni: per quelle con accesso limitato alle persone in possesso di un certificato COVID sono revocate tutte le restrizioni. Sono dunque di nuovo consentiti gli eventi con più di 10’000 persone. La capienza può essere sfruttata appieno, ma le manifestazioni con più di 1’000 persone dovranno essere autorizzate dai cantoni. Per gli organizzatori di manifestazioni che non vogliono o possono richiedere il certificato Covid rimarranno dei limiti.

Sport e cultura senza mascherina
L’esercizio di un’attività sportiva o culturale all’aperto non è più soggetto ad alcuna restrizione. Al chiuso devono invece essere registrati i dati di contatto. L’obbligo della mascherina e quello di mantenere la distanza e le limitazioni della capienza sono revocati.

Cronologia principali avvenimenti da febbraio 2020

La prima ondata

25 febbraio: primo caso confermato di Covid-19 in Svizzera. Si tratta di un 70enne ticinese risultato positivo al test dopo essere rientrato da un soggiorno a Milano.
27 febbraio: inizio della campagna di prevenzione contro il coronavirus dell’UFSP: lavarsi le mani, tossire e starnutire nel gomito o in un fazzoletto e restare a casa in caso di tosse e febbre.
28 febbraio: il Consiglio federale vieta tutte le manifestazioni di oltre 1000 persone in Svizzera fino al 15 marzo.
5 marzo: primo decesso legato al coronavirus in Svizzera.
13 marzo: il Consiglio federale prende una serie di misure drastiche per lottare contro l’epidemia di coronavirus. I principali provvedimenti sono: scuole chiuse, parziale chiusura delle frontiere, divieto di manifestazioni con più di 100 partecipanti, limitazioni per bar e ristoranti e 10 miliardi di sostegno all’economia.
14 marzo: il Ticino chiude tutti i ristoranti, bar e negozi, ad eccezione di quelli alimentari e delle farmacie.
15 marzo: il Parlamento sospende la sessione primaverile.
16 marzo: il Consiglio federale decide di ricorrere al diritto d’urgenza e pone l’intero Paese in una “situazione straordinaria”. Tutte le manifestazioni sono vietate. Possono restare aperti solo i negozi di prima necessità (alimentari/farmacie). Le frontiere con l’estero sono parzialmente chiuse. L’esercito si rende disponibile.
19 marzo: i trasporti pubblici riducono l’offerta.
20 marzo: in Svizzera sono vietati gli assembramenti di più di cinque persone. Il Consiglio federale stanzia 32 miliardi per il lavoro, la cultura e lo sport. Negli ospedali sono vietate le operazioni non urgenti.
25 marzo: le restrizioni all’ingresso in Svizzera sono estese a tutti gli Stati Schengen. Le aziende possono richiedere alle banche prestiti garantiti dalla Confederazione per un totale di 20 miliardi di franchi.
3 aprile: il Consiglio federale chiede al Parlamento di raddoppiare il volume delle fideiussioni a 40 miliardi di franchi.
4 aprile: 1,3 milioni di persone, ossia quasi un lavoratore su quattro, lavora a orario ridotto. In Ticino sono il 40%.

I primi allentamenti

16 aprile: il Consiglio federale annuncia che gli allentamenti avverranno in tre tappe: 27 aprile, 11 maggio e 8 giugno.
27 aprile: riaprono parrucchieri, negozi di giardinaggio e fai da te, nonché gli studi medici.
4-6 maggio: seduta straordinaria del Camere federali dedicata alla pandemia. Le sedute si tengono alla Fiera di Berna.
6 maggio: il Parlamento approva un sostegno alle PMI per 40 miliardi di franchi, 6 miliardi per l’assicurazione contro la disoccupazione e 5,3 miliardi per le indennità di perdita di guadagno.
11 maggio: riaprono ristoranti, musei, biblioteche e le scuole d’obbligo.
20 maggio: il Consiglio federale decide di iniettare altri 14,2 miliardi di franchi nell’assicurazione contro la disoccupazione.
30 maggio: sono nuovamente consentiti raduni fino a 30 persone.
6 giugno: possono riprendere le loro attività cinema, teatri, zoo, impianti di risalita, campeggi, piscine e scuole post-obbligatorie. Il limite di 30 persone è innalzato a 300.
15 giugno: la Svizzera riapre le frontiere con tutti gli Stati membri dell’Unione Europea e il Regno Unito.
19 giugno: il Consiglio federale annuncia nuovi allentamenti: dal 22 giugno sono autorizzati assembramenti fino a 1000 persone. La distanza di sicurezza è ridotta a 1,5 metri. Altre restrizioni sono state revocate per ristoranti e locali notturni.
23 settembre: le Camere federali adottano la legge sul Covid-19, che permette al Consiglio federale di prolungare la validità delle ordinanze sul covid, che altrimenti sarebbero scadute dopo 6 mesi;
2 settembre: il Consiglio federale stabilisce i criteri per gli eventi con più di 1000 persone. Gli stadi e le piste di ghiaccio possono essere utilizzati ai due terzi delle loro capacità.

La seconda ondata

A inizio ottobre ​​torna a salire il numero di contagi giornalieri.
14 ottobre: ​​il consigliere federale Guy Parmelin deve mettersi in quarantena.
15 ottobre: ​​il consigliere federale Alain Berset lancia l’allarme: in Svizzera la situazione peggiora più che altrove.
19 ottobre: diventa obbligatorio indossare la mascherina in tutti gli spazi pubblici chiusi, stazioni ferroviarie, fermate degli autobus e aeroporti compresi.
28 ottobre: il Consiglio federale adotta nuove misure per limitare la diffusione del corornavirus. Tra queste spiccano il coprifuoco alle 23.00 per i ristoranti, la chiusura di discoteche e sale da ballo, corsi universitari solo online, il divieto degli eventi con più di 50 persone e le attività sportive e culturali con oltre 15 partecipanti e estensione dell’obbligo di mascherina. Anche negli spazi privati non sono consentiti raduni di oltre 10 persone fra famigliari e amici.
2 novembre: i cantoni di Ginevra e del Giura chiudono bar e ristoranti. Ginevra chiude anche i negozi non essenziali, introduzione dei test rapidi. Dovrebbero consentire di isolare più rapidamente i casi positivi.
4 novembre: Neuchâtel, Vaud e Friburgo chiudono bar e ristoranti.
27 novembre: il vaccino contro il coronavirus è atteso all’inizio del 2021 in Svizzera, annuncia Alain Berset.
4 dicembre: il Consiglio federale decide che le stazioni sciistiche potranno aprire “per il turismo interno”.
10 dicembre: i cantoni che avevano chiuso i ristoranti li riaprono.
11 dicembre: il Consiglio federale impone la chiusura di ristoranti e bar tra le 19.00 e le 06.00. Negozi, mercati, musei, biblioteche, centri ricreativi e sportivi devono rispettare gli stessi orari. I ristoranti dei cantoni meno colpiti possono aprire fino alle 23.00.
18 dicembre: il Consiglio federale decide che dal 22 dicembre i ristoranti, ma anche i centri sportivi, culturali e ricreativi, devono abbassare la saracinesca. Le capacità dei negozi saranno limitate. Sono possibili eccezioni nei cantoni dove il tasso di riproduzione del virus è inferiore a 1.
19 dicembre: Swissmedic autorizza l’uso del vaccino sviluppato da Pfizer/BioNTech. Si tratta del primo vaccino contro il coronavirus autorizzato in Svizzera.
22 dicembre: fine delle eccezioni: Ginevra, Neuchâtel, Friburgo, Vaud e Vallese annunciano la chiusura dei ristoranti. Arriva in Svizzera una prima consegna di 107’000 dosi di vaccino Pfizer/BioNTec.
23 dicembre: prima vaccinazione in Svizzera: si tratta di una 90enne residente a Lucerna.
24 dicembre: la nuova variante del coronavirus proveniente dalla Gran Bretagna viene rilevata in Svizzera. Si tratta di residenti nel Regno Unito che sono risultati positivi nella Confederazione. Inizia il rimpatrio dei turisti britannici.
4 gennaio: inizio della campagna nazionale di vaccinazione.
12 gennaio: l’associazione “Amici della Costituzione” archivia un referendum contro la legge sul Covid-19.
12 gennaio: Swissmedic autorizza il vaccino anti-Covid Moderna parzialmente sviluppato da Lonza. È il secondo vaccino a poter essere utilizzato dopo quello di Pfizer/BioNTech.
13 gennaio: sul piano economico la Confederazione allenta le condizioni per ottenere gli aiuti. Ciò riguarda in particolare ristoranti, bar, discoteche, nonché strutture per il tempo libero e l’intrattenimento.

Terza ondata

18 gennaio: il Consiglio federale proroga fino alla fine di febbraio la chiusura di ristoranti, centri sportivi, ricreativi e culturali. Viene limitata la vendita di beni non essenziali. Il telelavoro è obbligatorio. Gli incontri privati ​​sono limitati a cinque persone, bambini compresi.
27 gennaio: il Consiglio federale annuncia il raddoppio degli aiuti per i casi di rigore.

A fine gennaio, dopo un leggero rallentamento all’inizio del mese i casi riprendono a salire.

2 febbraio: la Banca nazionale svizzera (BNS) annuncia che verserà a Cantoni e Confederazione 6 miliardi di franchi, un record.
9 febbraio: viene identificato per la prima volta in Svizzera un caso della variante brasiliana.

Nuovi allentamenti

17 febbraio: essendosi dimezzato il numero dei contagi in un mese, il Consiglio federale decide alcuni allentamenti che avverranno a tappe. Negozi, musei e zoo dovrebbero riaprire il 1° marzo, ma non ancora i ristoranti. Nuovo aumento degli aiuti alle imprese.
18 febbraio: somministrate oltre mezzo milione di dosi di vaccino.
24 febbraio: il Consiglio federale annuncia che negozi, musei e zoo potranno effettivamente riaprire il 1° marzo. I ristoranti dovranno aspettare almeno fino al 22 marzo.
26 febbraio: i cantoni della Svizzera centrale, Glarona e Ticino (come i Grigioni in precedenza) cedono alle ingiunzioni del Consiglio federale. Chiuderanno le terrazze nelle loro aree sciistiche.
16 marzo: dopo la stabilizzazione a febbraio, i casi tornano ad aumentare.
17 marzo: viene annunciato che la Svizzera sarà associata al futuro passaporto vaccinale dell’UE.
19 marzo: il Consiglio federale rinvia le principali misure di allentamento a causa del peggioramento della situazione epidemiologica. L’apertura delle terrazze dei ristoranti è posticipata. Il limite concernente le riunioni famigliari al chiuso passa per contro da 5 a 10.
7 aprile: gli autotest sono disponibili in Svizzera. Ogni persona ha diritto a un massimo di cinque tamponi gratuiti al mese.
13 aprile: per la prima volta in Svizzera sono state somministrate più di 200’000 dosi di vaccino in una settimana. Circa il 70% degli over 75 ha già ricevuto la prima dose. A livello svizzero, l’8% della popolazione è completamente vaccinato.
19 aprile: riapertura di terrazze dei ristoranti, cinema, teatri e stadi di calcio, a severe condizioni. Sulle terrazze i clienti, massimo quattro per tavolo, devono restare seduti e possono togliere solo la mascherina per consumare.
24 aprile: scoperto in Svizzera il primo caso della variante indiana di Covid-19.
28 aprile: secondo l’Ufficio federale della sanità pubblica, la Svizzera ha superato la soglia dei 10’000 morti per coronavirus. La maggior parte dei decessi è stata registrata durante la seconda ondata.
7 maggio: più di un milione di persone sono completamente vaccinate. L’UFSP annuncia che il certificato Covid sarà disponibile entro la fine di giugno.
11 maggio: i viaggiatori svizzeri possono nuovamente recarsi all’estero in treno, i collegamenti sono progressivamente ripristinati.
12 maggio: il Consiglio federale posto in consultazione una serie di misure che entreranno in vigore il 31 maggio. Tra le proposte figurano l’accesso ai locali interni dei ristoranti, eventi con 100 persone al chiuso e 300 all’aperto, nonché nuovi allentamenti nei settori della cultura, dello sport e del tempo libero. L’obbligo di telelavoro verrà trasformato in una raccomandazione per le aziende che svolgono regolarmente test.
26 maggio: per la prima volta da ottobre si contano meno di 1000 nuovi casi di coronavirus in 24 ore.
1 giugno: la campagna di vaccinazione in Svizzera prosegue in modo spedito: il 20,2% della popolazione ha già ricevuto due dosi, annuncia l’Ufficio federale della sanità pubblica (OFSP).
11 giugno: il Consiglio federale annuncia che le condizioni per l’ingresso in Svizzera saranno allentate il 28 giugno.
13 giugno: gli svizzeri accettano la legge sul Covid-19 con il 60,2% di “sì”. Era combattuta da un referendum.
22 giugno: l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e la Commissione federale per le vaccinazioni (CFV) raccomandano la vaccinazione contro il Covid-19 a tutti i ragazzi tra i 12 e i 15 anni che lo desiderano.
23 giugno: deciso nuovi grandi allentamenti che entreranno in vigore sabato. I principali sono: fine del telelavoro, revoca dell’obbligo della mascherina all’aperto, soppressione dei limiti ai tavoli nei ristoranti, riapertura dei parchi acquatici, riapertura delle discoteche (con certificato Covid), soppressione di tutti i limiti concernenti le grandi manifestazioni a condizione di limitare l’accesso a chi è in possesso di un certificato Covid, nessun obbligo di portare la mascherina e mantenere la distanza durante le attività sportive e culturali, nessuna restrizione per l’insegnamento in presenza nelle scuole universitarie e nella formazione continua. Rimangono invece i limiti agli assembramenti privati: 30 persone al chiuso o 50 all’aperto. Le misure adottate oggi resteranno in vigore fino a metà agosto quando l’esecutivo farà nuovamente il punto della situazione.

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