
La Svizzera non ricorrerà, per il momento, alla clausola di salvaguardia - prevista dall'accordo di libera circolazione delle persone - per introdurre contingenti dilavoratori stranieri provenienti da Paesi dell'UE. Il Consiglio federale, malgrado la crisi e l'aumento della disoccupazione, ha respinto l'idea avanzata dalla ministra Eveline Widmer-Schlumpf, incaricandola nel contempo di tenere sotto osservazione il mercato del lavoro e l'immigrazione.Dalla soppressione dei contingenti, il 1 giugno 2007, i cittadini dei vecchi Stati membri dell'UE, di Cipro e di Malta beneficiano della libera circolazione delle persone. La clausola di salvaguardia prevista dall'Accordo con l'UE permette alla Svizzera di reintrodurre, unilateralmente e senza misure di ritorsione, dei contingenti per una durata limitata, a condizione che il numero di permessi di soggiorno rilasciati in un anno superi almeno del 10% la media annua dei permessi rilasciati nel corso dei tre anni precedenti. I nuovi contingenti introdotti devono superare tale media almeno del 5%.Da giugno 2008 ad aprile di quest'anno il numero dei permessi B e L rilasciati è diminuito a causa dell'indebolimento della situazione congiunturale. Ciononostante, sono soddisfatte le condizioni per il ricorso alla clausola di salvaguardia per i dimoranti (permessi B), ma il Consiglio federale ha deciso di non farvi ricorso.Tra i motivi di questa decisione il governo cita il fatto che il contingente previsto sarebbe fissato a 44 000 permessi di dimora, ma l'effetto rallentante sarebbe modesto. Inoltre l'immigrazione di lavoratori qualificati dagli Stati dell'UE non è finora andata a scapito dei lavoratori svizzeri. Altro motivo: la maggioranza dei Cantoni e i partner sociali sono contrari al ricorso alla clausola di salvaguardia.ATS
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