
Per 22 voti a 11, il Consiglio degli Stati ha respinto stamane l'iniziativa parlamentare dell'ex consigliere nazionale Pierre Kohler (PPD/JU) che auspicava la fine dell'obbligo di costruire rifugi anti-atomici. La maggioranza preferisce attendere il progetto del Consiglio federale in materia. Pur non intendendo rinunciare a tale obbligo, il governo prevede di allentare certe disposizioni attuali. L'obbligo dovrebbe essere limitato alle zone dove il grado di copertura è insufficiente. Si vuole anche ridurre da 1'500 a 700 franchi il contributo che il proprietario di un immobile deve pagare per aver ottenuto la dispensa di non dotarsi di un rifugio. Il messaggio dell'esecutivo dovrà essere sottoposto alle Camere ancora quest'anno. Per la maggioranza tali manufatti rimangono utili non solo in caso di conflitto armato, ma anche per fronteggiare catastrofi naturali, eventuali attacchi terroristici con armi nucleari oppure incidenti chimici. Per Claude Hêche (PS/JU), invece, tale obbligo è una reliquia della Guerra fredda. A suo parere il tasso di copertura attuale - 8,6 milioni di posti, ossia il 114 % - è più che sufficiente. Per This Jenny (UDC/GL), sono in gioco gli interessi dei costruttori. "Un rifugio per una casa unifamigliare costa da 9 mila a 10 mila franchi - ha fatto notare, aggiungendo che una somma simile andrebbe investita - traendone un maggior profitto - nella formazione. ATS
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