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Svizzera
CSt: revisione AVS, donne in pensione a 65 anni
Redazione
17 anni fa

Nessuna sorpresa stamane nel corso del dibattito al consiglio degli Stati - che proseguirà domani - sull'11esima revisione dell'AVS. Come proponeva la commissione preparatoria, i "senatori" hanno approvato l'innalzamento a 65 anni, al posto di 64 come prevede il diritto attuale, dell'età di pensionamento delle donne. Quale contropartita, la camera ha deciso di facilitare il pensionamento anticipato per i bassi redditi, nella speranza di evitare - o quantomeno superare indenne - un eventuale referendum. Oltre a ciò, i "senatori" hanno deciso di rallentare il ritmo di adeguamento - oggi ogni due anni - al rincaro delle rendite. In aula, durante il dibattito sull'entrata in materia Liliane Maury-Pasquier (PS/GE) ha criticato una riforma che chiede un grosso sacrificio alle donne, dando poco o nulla in cambio. La "senatrice" ginevrina ha ricordato che le donne guadagnano in media il 20% in meno dei colleghi uomini a parità di lavoro. Inoltre, sovente il loro reddito è insufficiente per poter pagare le quote della previdenza professionale. Non soprende quindi, ha sottolineato, "se in Svizzera il 70% dei poveri è rappresentato dalle donne". A nome della commissione Urs Schwaller (PPD/FR) ha ricordato il no popolare all'11esima revisione del 2004. "Dopo dieci anni di discussioni, è necessario giungere a un nuovo testo che rafforzi questa assicurazione sociale e sia in grado di raccogliere una maggioranza di consensi", ha dichiarato. Questa riforma, ha ricordato, permette risparmi per 867 milioni di franchi. Tuttavia, considerato il calo accelerato del fondo di compensazione AVS, già nel 2015 - invece del 2017 come prospettato - sarà necessario elaborare un'altra revisione. La destra ha insistito invece sulla necessità di parificare l'età di pensionamento tra i sessi appellandosi al principio di uguaglianza, ma anche al fatto che le donne vivono più a lungo. Vi è poi un problema demografico che non può essere ignorato, ossia il progressivo invecchiamento della società, non compensato da un incremento delle nascite. Al voto non c'è stata storia: per 29 voti a 7 è passato l'innalzamento dell'età pensionabile. Il consiglio Nazionale in marzo si era espresso allo stesso modo. Diversamente però dal Nazionale, gli Stati hanno deciso di fare un gesto nei confronti dei redditi modesti. Per 25 voti a 16 hanno approvato la proposta della commissione di aiutare finanziariamente coloro che decidono di andare in pensione anticipatamente. Con questa concessione la maggioranza della Camera spera di evitare il lancio di un referendum e l'affosamento dell'intero progetto, come nel 2004. In caso di pensionamento anticipato, i tagli alle rendite per coloro che guadagnano fino a 82 080 franchi l'anno saranno meno accentuati rispetto alla decurtazione attuale (-6,8% per ogni anno di anticipo) privilegiata dal Nazionale. Questa disposizione sarebbe applicata solo per 10 anni. Diversi oratori PLR e UDC hanno criticato una soluzione che non farà che appensantire - 400 milioni di franchi l'anno - le casse federali. Christoffel Brändli (UDC/GR) ha ricordato i deficit delle varie assicurazioni sociali, come l'assicurazione disoccupazione. A suo modo di vedere non è il momento di spendere di più. Anche il consigliere federale Pascal Couchepin ha accennato ai costi generati dalla soluzione propugnata dalla commissione. Il ministro vallesano ha ricordato che presto bisognerà metter mano alla 12esima revisione dell'AVS. Vista l'evoluzione demografica, la prossima riforma dovrà essere molto più incisiva di quella attuale. I vantaggi decisi oggi verranno annullati. Per 28 voti a 8 gli Stati hanno poi deciso di non più adeguare automaticamente ogni due anni le rendite all'evoluzione di salari e prezzi, bensì solo periodicamente tenendo conto dello stato del Fondo di compensazione dell'AVS. Diversamente dal Nazionale, la maggioranza ha deciso che l'adattamento delle rendite verrà sospeso se il livello del fondo di compensazione dovesse scendere sotto il 45%. Tale soluzione era anche propugnat

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