
L'introduzione di pedaggi stradali nelle città svizzere divide le opinioni: con 18 voti a 17, il Consiglio degli Stati ha stralciato oggi questo punto dal programma di legislatura. A confronto vi erano due schieramenti della stessa forza, tanto che la decisione è stata presa con il voto preponderante del presidente della Camera dei cantoni Christoffel Brändli (UDC/GR). Attualmente, i pedaggi stradali sono vietati in Svizzera. Tuttavia, il "road pricing", applicato a Londra o a Stoccolma, viene visto con interesse quale soluzione contro gli intasamenti negli agglomerati. Per il momento, il Consiglio federale ha semplicemente dato un consenso di principio. Si tratterebbe di elaborare una legge che consenta prove per un periodo transitorio. Il parlamento e, se necessario il popolo, dovranno ancora pronunciarsi prima che questi esperimenti possano svolgersi. Si tratta di un atteggiamento prudente, ha inutilmente insistito Luc Recordon (Verdi/VD). Per la maggioranza occorre dapprima puntare sulla politica attuale, in particolare facendo leva sull'imposta sulla benzina. Il "road pricing" suscita false speranze, ha osservato Werner Luginbühl (UDC/BE). Gli inviti del presidente della Confederazione Pascal Couchepin a "non dimenticare che si tratta unicamente di permettere al governo di creare le condizioni per sperimentare i pedaggi nelle zone urbane" sono stati vani. ATS
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