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Svizzera
CSt: "no" a test DNA preventivo per asilanti
Redazione
12 anni fa

Nuovo giro di vite contro i richiedenti l'asilo che commettono reati: il Consiglio degli Stati ha infatti approvato oggi diverse mozioni del Nazionale che vogliono sanzionare chi disturba l'ordine pubblico, ma anche facilitare i rinvii. Respinta invece in modo tacito la proposta di sottoporre determinati asilanti a un test del DNA. Questa idea era stata lanciata dal comandante della polizia giurassiana Olivier Guéniat e presentata in Parlamento dal consigliere nazionale Christophe Darbellay (PPD/VS). L'atto parlamentare prendeva di mira gli asilanti provenienti da Tunisia, Algeria e Marocco. A buon mercato (200 franchi), il test permetterebbe anche di identificare in modo sicuro i richiedenti l'asilo durante la procedura. Per la maggioranza dei "senatori" la proposta viola però lo stato di diritto. La percentuale di delinquenti tra gli asilanti dal Nord Africa è sì superiore alla media, ma registrare il loro DNA in una banca dati sarebbe una misura sproporzionata e ingiusta rispetto ad altri gruppi di popolazione, ha sostenuto Verena Diener (PVL/ZH) a nome della commissione . Con 24 voti contro 11, i "senatori" hanno invece trasmesso una mozione del gruppo liberale-radicale che incarica il governo di provvedere affinché i richiedenti l'asilo già assegnati a un cantone e poi fermati dalla polizia per reati o atti di teppismo vengano trasferiti in un centro federale. La loro procedura dovrebbe inoltre essere considerata come prioritaria. La modifica urgente della legge sull'asilo, approvata dal popolo nel giugno 2013, aveva creato le basi giuridiche per la creazione di centri destinati agli asilanti che minacciano l'ordine pubblico e la sicurezza. Nella sua ristrutturazione del settore dell'asilo, il Consiglio federale prevede di creare fino a quattro centri specifici. I "senatori" hanno trasmesso al governo - con 25 voti contro 10 e un astenuto - anche una seconda mozione del gruppo PLR che vuole fare in modo che i richiedenti l'asilo provenienti da Paesi sicuri non siano più ripartiti fra i cantoni ma vengano distribuiti nei centri federali. Questi dovranno così portare la loro capacità d'accoglienza da 1'200 a 5'000 posti;

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