
Al parlamento non deve essere concesso un diritto di veto sulle ordinanze emanate dal Consiglio federale. Per 27 voti a 6, la Camera dei cantoni ha respinto oggi un'iniziativa parlamentare in tal senso dell'UDC, che al Nazionale era stata invece accolta a larga maggioranza. La proposta s'inspira alle pratiche in vigore nel Gran consiglio di Soletta, dove un certo numero di deputati può bloccare ordinanze sgradite e costringere il Consiglio di stato a rivederle. Per l'UDC un simile strumento concesso ai parlamentari federale dovrebbe indurre l'esecutivo ad astenersi dal promulgare testi legislativi che non rispettano integralmente la volontà popolare. Al Nazionale era stata citata quale esempio la decisione del Consiglio federale di abbassare da 100 a 50 grammi il monopolio della Posta sull'invio di lettere. Oggi la Camera dei cantoni, nonostante il malumore espresso dai "senatori" UDC, non ha seguito il Nazionale e ha respinto il progetto. A detta della maggioranza, tale strumento rappresenta un'invasione di campo troppo importante nelle competenze dell'esecutivo: un duro colpo insomma alla separazione dei poteri. Vi è inoltre il rischio di rallentare l'iter decisionale. Dopotutto, le Camere vengono consultate dal governo sui progetti di ordinanza. Nelle intenzioni dell'UDC, il rinvio di un'ordinanza al governo si sarebbe potuto ottenere su richiesta di un terzo dei membri di una delle due Camere. ATS
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