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Svizzera
CSt: mandati ex ministri, no a divieto
Redazione
12 anni fa

Contrariamente al Nazionale, il Consiglio degli Stati non ne vuole sapere di limitare i mandati dei consiglieri federali dimissionari. Per 31 voti a 9, i "senatori" hanno sposato la tesi difesa dalla commissione preparatoria, ossia che la morale politica non può essere prescritta dalle leggi. Il dossier ritorna alla Camera del popolo. Per il Nazionale, un ex consigliere federale non dovrebbe più potersi "riciclare" nell'economia privata a suo piacimento, dopo aver abbandonato le sue funzioni. Con 99 voti contro 87, la Camera del popolo aveva deciso di introdurre un termine d'attesa di due anni. Il problema dei potenziali conflitti d'interesse era emerso quando l'ex ministro dei trasporti Moritz Leuenberger era entrato, tre settimane dopo le dimissioni dal governo, nel consiglio d'amministrazione di Implenia, il numero uno svizzero della costruzione. Per la maggioranza dei "senatori", il memorandum redatto dallo stesso governo - nel quale invita i consiglieri federali a rinunciare ad attività lucrative dopo aver lasciato l'esecutivo se c'è un potenziale rischio di conflitto di interesse - è sufficiente. Per alcuni consiglieri agli Stati, le norme proposte dal Nazionale sono sproporzionate poiché impediscono collaborazioni preziose e non problematiche di membri uscenti del Consiglio federale in campo economico e sociale. Inoltre, una simile norma riguarderebbe sia i membri che lasciano il Consiglio federale dopo un breve mandato sia quelli che lo hanno rivestito per lungo tempo. Le disposizioni comporterebbero anche una disparità di trattamento tra i ministri dimissionari e quelli che lasciano l'incarico perché non rieletti. Per una minoranza guidata da Peter Föhn (UDC/SZ) questa norma, frutto di un'iniziativa parlamentare, contribuirebbe invece a tutelare la credibilità delle istituzioni. La nuova disposizione potrebbe inoltre proteggere il Consiglio federale da sospetti ingiustificati. Per Fabio Abate (PLR/TI), invece, "bisogna smetterla con la cultura del sospetto: l'iniziativa rappresenta la risposta sbagliata al problema".

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