
Il Consiglio degli Stati ha apportato oggi alcune modifiche al controprogetto all'iniziativa popolare "Acqua viva" volta a migliorare lo stato dei corsi d'acqua in Svizzera. Per quanto riguarda i "deflussi residuali" dei fiumi - le acque che rimangono dopo un prelievo d'acqua - ha fatto un passo verso il Nazionale. Rimangono tuttavia delle divergenze. Per tener conto dei gestori di centrali elettriche, i "senatori" hanno infatti seguito la Camera del popolo, approvando un allentamento del regime delle acque residue per quanto riguarda i tratti di fiume con un debole potenziale ecologico. In base alle disposizioni adottate dalle due Camere, i corsi d'acqua potranno essere momentaneamente prosciugati a partire già da un'altezza di 1'500 metri, e non 1'700 come adesso. Ma il Consiglio nazionale aveva limitato questa possibilità alle acque dove non vi sono pesci. Questa soluzione, che ridurrebbe la produzione di elettricità di 50 gigawattora l'anno, è stata criticata dal presidente della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia (CAPTE-CSt), Filippo Lombardi (PPD/TI). Il "senatore" ticinese ha invece sostenuto il compromesso elaborato dalla CAPTE-CSt, che prevede l'abbassamento del "deflusso residuale" a 1'500 metri, ma lo esclude per le acque dove ci sono pesci tra 1'500 e 1'700 metri. Ciò consentirebbe una produzione di elettricità di 50 gigawattora l'anno, ha rilevato Lombardi. Tale compromesso - sostenuto dagli ambienti interessati (regioni di montagna, produttori di elettricità e Federazione svizzera di pesca FSP)- è stato approvato tacitamente dai consiglieri agli Stati. Anche il consigliere federale Moritz Leuenberger ha accolto favorevolmente questa soluzione "molto equilibrata". Non si sa però se ciò spingerà i pescatori a ritirare l'iniziativa. I "senatori" hanno pure mantenuto divergenze circa le conseguenze del progetto sugli agricoltori. Il dossier torna quindi al Nazionale. ATS
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