
La crisi economica non può essere un pretesto per rinviare il necessario risanamento delle casse pensione che hanno un grado di copertura insufficiente. Ne è convinta la maggioranza del Consiglio degli Stati, che con 23 voti a sette ha respinto oggi una mozione di Anita Fetz (PS/BS) che domandava una moratoria di dodici mesi sull'obbligo per gli istituti di previdenza di prendere misure di risanamento. A causa della crisi finanziaria, il tasso di copertura di oltre la metà delle casse è sceso sotto il 100%, ha argomentato la "senatrice" basilese. Un quinto degli istitui deve adottare provvedimenti rapidamente giacché lo scoperto oltrepassa il 10%. Per la Fetz, certi provvedimenti draconiani di risanamento non sono stati concepiti per frangenti eccezionali come quelli che stiamo vivendo, dove l'indice di borsa ha perso in un anno oltre il terzo del proprio valore. A detta della socialista, misure come l'aumento dei contrubuti del secondo pilastro e l'abbassamento delle rendite avranno effetti nefasti sulla competitività della nostra economia e sul potere d'acquisto della popolazione. Da qui la necessità di una moratoria. Il relatore della commissione Alex Kuprecht (UDC/SZ) si è però opposto a tali argomentazioni. Invocando la sicurezza delle rendite, ha giudicato "irresponsabile" la proposta della collega. Per il "senatore" svittese, rimandando il problema in futuro le misure di risanamento saranno ancora più dolorose. La ministra dell'economia Doris Leuthard ha detto di considerare sbagliato e poco credibile indebolire le regole al momento in cui la crisi bussa alle porte. A parere della consigliera federale, se manca la volontà di risanare le casse pensione in momenti difficili, in futuro sarà sempre più difficile mantenere in vita un sistema assicurativo come il nostro. ATS
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