
Sarà necessaria una conferenza di conciliazione per appianare le divergenze tra le Camere federali in merito alla revisione della Legge sui sussidi all'istruzione per quanto attiene l'ammontare delle borse di studio. Oggi, con 29 voti contro 11 e un astenuto, il Consiglio degli Stati ha ribadito la sua posizione: i Cantoni devono fissare autonomamente la somma da versare agli studenti. Il Nazionale ha, invece, per ben tre volte sostenuto che la Confederazione dovrebbe sostenere finanziariamente solo i Cantoni che versano un aiuto minimo di 16'000 franchi per studente. Tale soglia è iscritta nel concordato intercantonale sulle borse di studio. Con la revisione della Legge sui sussidi all'istruzione, il Nazionale vorrebbe fare in modo che solo i Cantoni che rispettano le disposizioni materiali di tale accordo possano beneficiare dei contributi federali. Gli Stati vorrebbero invece lasciare ai Cantoni libertà di fissare l'ammontare delle borse di studio. I contributi della Confederazione andrebbero dunque versati ai cantoni che rispettano anche solo le disposizioni formali del concordato, ossia quelle che concernono l'accesso alle borse. "La soluzione del Consiglio nazionale viola il principio costituzionale della ripartizione dei compiti tra Cantoni e Confederazione", ha affermato Géraldine Savary (PS/VD) a nome della commissione. "Bisogna scegliere tra federalismo e pari opportunità", ha replicato Anita Fetz (PS/BS) sostenendo di preferire la seconda soluzione. La revisione della Legge sui sussidi all'istruzione costituisce un controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Sulle borse di studio" dell'Unione svizzera degli universitari, che chiede un reddito minimo (senza però fissare alcuna somma concreta). Entrambe le Camere hanno già raccomandato la bocciatura della proposta di modifica costituzionale.
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