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Svizzera
CSt: armi militari a casa, respinta petizione
Redazione
17 anni fa

Il Consiglio degli Stati non ha dato seguito oggi per 23 voti a 14 alla petizione di una scuola professionale di Zurigo mediante la quale si domandava la custodia delle armi militari all'arsenale. La maggioranza dei "senatori" ha giudicato più opportuno attendere che il parlamento si occupi della questione quando si tratterà di affrontare l'iniziativa popolare "per la protezione dalla violenza perpetrata con le armi", corredata di 107'000 firme, inoltrata la settimana scorsa alla Cancelleria federale. Quanto alla scuola in questione, è stato ricordato da vari oratori, si tratta dello stesso istituto frequentato dalla giovane uccisa nel 2007 da un soldato che aveva appena terminato la scuola reclute. Prima del voto sulla petizione, la Camera dei cantoni ha avuto modo di dibattere sul problema in seguito alla mozione, poi ritirata, di Anita Fetz (BS/PS) con la quale si chiedeva di togliere l'otturatore alle armi di ordinanza custodite dai soldati al domicilio. Per la "senatrice" una soluzione forse un po' complicata, ma pur sempre pragmatica. Per altri suoi colleghi una proposta poco seria. Nonostante le divergenze emerse durante il dibattito sul modo migliore per restringere i rischi di un uso criminale delle armi, vi è consenso sul fatto che la regolamentazione attuale vada rivista, tenuto conto dei fatti di sangue avvenuti in passato e in risposta alle richieste di maggiore sicurezza espresse dalla popolazione. Il Dipartimento federale della difesa è stato incaricato la settimana scorsa di elaborare proposte per ridurre il rischio di uso improprio delle armi da guerra. Il DDPS pensa per esempio ad esami psicologici approfonditi delle reclute. Ad ogni modo è stato ribadita la prassi attuale, ossia l'obbligo per il milite di conservare l'arma al domicilio. ATS

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