
Dopo il Nazionale, anche il Consiglio degli Stati - con 25 voti favorevoli, 3 contrari e 11 astenuti - ha approvato l'Accordo di libero scambio con la Cina. Con questa intesa si agevoleranno gli scambi e si rafforzerà la protezione della proprietà intellettuale e la certezza del diritto, ha sostenuto la maggioranza dei "senatori". Una minoranza chiedeva di rinviare l'accordo al Consiglio federale. L'esecutivo avrebbe dovuto inserire esplicitamente nell'intesa norme vincolanti in materia di diritti umani e di diritto del lavoro. Inoltre, sempre secondo la minoranza, la Svizzera dovrebbe proporre la liberalizzazione dei servizi finanziari. Tale proposta è però stata respinta con 24 voti contro 6 e 10 astenuti. Per la maggioranza un rinvio delle trattative è escluso, non fosse altro che per motivi di applicabilità. Negoziati successivi rischierebbero infatti di compromettere seriamente la riuscita dell'accordo o quantomeno di ritardarne considerevolmente l'attuazione. Con 23 "sì", 16 "no" e un astenuto, i "senatori" hanno anche bocciato l'idea di sottoporre il testo a referendum facoltativo. "Il referendum è necessario per importanti cambiamenti di legge; il testo in questione non è sufficiente per una consultazione popolare", ha affermato il consigliere federale Johann Schneider-Ammann.
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