
Affinché un servizio sia considerato "made in Switzerland", l'impresa che lo fornisce dovrà avere la sua sede e un vero sito amministrativo in Svizzera. Lo ha deciso il Consiglio degli Stati al termine di un lungo dibattito che è iniziato ieri e si è concluso stamattina. Con 22 voti contro 5 e 6 astenuti, la Camera dei cantoni ha invece respinto l'idea di esigere che la maggioranza degli impieghi debbano essere proposti su suolo elvetico. Con questa decisione, i "senatori" hanno apportato l'ultimo ritocco al progetto "Swissness" volto a proteggere meglio il marchio "Svizzera". Sullo slancio, gli Stati hanno trasmesso - con 22 voti contro 8 - una mozione che chiede di regolamentare l'utilizzo delle denominazioni di provenienza geografica in tutti i trattati internazionali, siano essi di libero scambio, commerciali o economici. Le principali decisioni erano già state prese ieri sera. La Camera dei cantoni si è mostrata sensibile alle rimostranze dei contadini per quanto riguarda le derrate alimentari. I "senatori" hanno tuttavia ceduto agli appelli dell'economia sui prodotti industriali. Affinché un prodotto naturale possa vantarsi di essere "Swiss Made", dovrà dimostrare un tasso di "elveticità" del 100%, sulla base di regole più o meno elastiche. Per la carne, ad esempio, la Svizzera dovrà essere il luogo in cui gli animali hanno trascorso la maggior parte della loro esistenza. Per quanto riguarda le derrate alimentari, esse dovranno contenere un minimo dell'80% di materie prime elvetiche, come proposto dal Consiglio. A differenza della Camera del popolo, quella dei cantoni ha pure bocciato l'idea di alzare la soglia al 100% per il latte e i prodotti lattieri. Eccezioni sono previste per i prodotti non disponibili, come il cacao, o che verrebbero a mancare, come il miele. I "senatori" hanno inoltre mantenuto una divergenza con il Nazionale concernente i prodotti industriali: per poter vantare il marchio "Swissness", essi dovranno dimostrare che almeno il 50% dei prezzi di costo siano stati realizzati in territorio elvetico. La Camera dei cantoni ha preferito questa esigenza a quella di una soglia del 60% difesa dal Consiglio federale e dal Nazionale. Gli Stati hanno pure respinto un "compromesso" che optava per un limite differenziato: il 60% per gli orologi e il 50% per tutto il resto. ATS
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