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Svizzera
CSt: alimenti, no a obbligo origine materie prime su etichette
Redazione
12 anni fa

Le etichette degli alimenti preconfezionati non dovranno obbligatoriamente indicare l'origine delle materie prime. Lo ha ribadito oggi il Consiglio degli Stati - con 27 voti contro 14 - affrontando la revisione della Legge sulle derrate alimentari (LDerr). Lo scorso novembre, il Consiglio nazionale aveva proposto che sull'imballaggio, oltre al nome, al paese di produzione e agli ingredienti che contiene, dovesse esser indicata anche l'origine delle materie prime. I deputati avevano però lasciato facoltà al governo di fissare eccezioni in materia. Oggi agli Stati una minoranza di sinistra ha proposto un compromesso: l'obbligatorietà avrebbe dovuto valere solo per le materie prime la cui parte rappresenta più del 20% della massa del prodotto finito. "I consumatori hanno il diritto di sapere cosa hanno nel piatto", ha affermato Liliane Maury Pasquier (PS/GE). Il limite proposto è ragionevole e permette ad esempio di conoscere l'origine del latte impiegato nella fabbricazione dello yogurt o la provenienza della carne impiegata nella preparazione delle lasagne, ha sostenuto la ginevrina. Il consigliere federale Alain Berset ha invece criticato il limite del 20%, definendolo inappropriato. "Con tale soglia si dovrebbe indicare la provenienza dell'acqua impiegata per produrre sciroppo ma non l'origine del tartufo nel burro al tartufo", ha spiegato il ministro dell'interno invitando i "senatori" ad approvare la proposta della maggioranza che lascia il "necessario margine di manovra al governo". Lo scandalo delle lasagne alla carne di cavallo non era dovuto all'assenza di indicazioni sull'imballaggio, ma alla manipolazione delle etichette d'origine, ha poi ricordato Christine Egerszegi (PLR/AG). La Camera dei cantoni ha anche tacitamente ribadito la sua proposta di conferire al Consiglio federale la facoltà di decidere se limitare o vietare la vendita di cosmetici le cui componenti sono state testate su animali. Con 23 contro 16, i "senatori" hanno poi sostenuto l'ispezione delle carni di animali abbattuti durante la caccia e destinate alla vendita respingendo così una proposta di stralcio portata avanti dalla lobby dei cacciatori. Il dossier torna al Nazionale.

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