
Nessuna nuova legge dovrebbe regolare più severamente l'assistenza al suicidio in Svizzera. Dopo che il Consiglio federale aveva gettato la spugna, anche il Consiglio degli Stati ha rinunciato oggi a legiferare in materia. I "senatori" non hanno pertanto dato seguito a due iniziative cantonali di Argovia e Basilea Campagna. I due testi, che devono ancora essere discussi al Nazionale, sollevano la problematica del "commercio della morte". Il diritto attuale è sufficiente, ha sottolineato a nome della commissione Verena Diener (PVL/ZH). L'eutanasia indiretta o passiva al suicidio, attraverso per esempio la distribuzione di medicamenti, è ammissibile a talune condizioni. "Ciascuno deve poter decidere da solo quale sia per lui la fine di vita degna", ha aggiunto la Diener. Una zona grigia continua ad esistere a livello legale, ma essa non potrà essere soppressa con nuove disposizioni. A suo avviso, una regolamentazione supplementare darebbe uno statuto legale alle organizzazioni di aiuto al suicidio, come Exit o Dignitas, ciò che potrebbe avere un effetto incentivante. Solo Christine Egerszegi (PLR/AG) ha sostenuto la necessità di una regolamentazione, criticando il "tabù che circonda la morte". Si tratta di togliere le zone grigie e instaurare procedure trasparenti, ha dichiarato l'argoviese, ricordando le derive che hanno condotto un'organizzazione a praticare suicidi assistiti su una zona di parcheggio. Gli altri consiglieri agli Stati non hanno preso la parola. Le due iniziative sono infatti state respinte tacitamente. A fine giugno, il Consiglio federale aveva deciso di abbandonare il suo progetto di norma penale volto a regolare più severamente l'eutanasia, progetto molto criticato in consultazione. Il governo ha preferito promuovere la prevenzione del suicidio e la medicina palliativa. ATS
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