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Svizzera
Cst: aiuto al suicidio; "senatori" rinunciano a legiferare
Redazione
15 anni fa

Nessuna nuova legge dovrebbe regolare più severamente l'assistenza al suicidio in Svizzera. Dopo che il Consiglio federale aveva gettato la spugna, anche il Consiglio degli Stati ha rinunciato oggi a legiferare in materia. I "senatori" non hanno pertanto dato seguito a due iniziative cantonali di Argovia e Basilea Campagna. I due testi, che devono ancora essere discussi al Nazionale, sollevano la problematica del "commercio della morte". Il diritto attuale è sufficiente, ha sottolineato a nome della commissione Verena Diener (PVL/ZH). L'eutanasia indiretta o passiva al suicidio, attraverso per esempio la distribuzione di medicamenti, è ammissibile a talune condizioni. "Ciascuno deve poter decidere da solo quale sia per lui la fine di vita degna", ha aggiunto la Diener. Una zona grigia continua ad esistere a livello legale, ma essa non potrà essere soppressa con nuove disposizioni. A suo avviso, una regolamentazione supplementare darebbe uno statuto legale alle organizzazioni di aiuto al suicidio, come Exit o Dignitas, ciò che potrebbe avere un effetto incentivante. Solo Christine Egerszegi (PLR/AG) ha sostenuto la necessità di una regolamentazione, criticando il "tabù che circonda la morte". Si tratta di togliere le zone grigie e instaurare procedure trasparenti, ha dichiarato l'argoviese, ricordando le derive che hanno condotto un'organizzazione a praticare suicidi assistiti su una zona di parcheggio. Gli altri consiglieri agli Stati non hanno preso la parola. Le due iniziative sono infatti state respinte tacitamente. A fine giugno, il Consiglio federale aveva deciso di abbandonare il suo progetto di norma penale volto a regolare più severamente l'eutanasia, progetto molto criticato in consultazione. Il governo ha preferito promuovere la prevenzione del suicidio e la medicina palliativa. ATS

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