
Il Consiglio degli Stati non vuole immischiarsi eccessivamente nella gestione operativa di UBS né determinare i salari dei suoi vertici: per questo motivo i "senatori" hanno modificato oggi in più punti una mozione del Consiglio Nazionale. Le retribuzioni dei vertici di UBS devono essere sorvegliate, ma non stabilite dalla Confederazione: questa la versione adottata dal Consiglio degli Stati con 23 voti contro 18. La mozione del Nazionale chiedeva invece di introdurre per la direzione e il consiglio d'amministrazione delle aziende che beneficiano di aiuti statali, come attualmente UBS, sistemi salariali analoghi a quelli in vigore per la Posta o le FFS. "Lo Stato deve controllare, ma non assumere una responsabilità operativa", ha affermato il deputato Eugen David (PPD/SG), riassumendo la posizione della maggioranza della commissione dell'economia e dei tributi. "Ma questo non basta", ha controbattuto Anita Fetz (PS/BS): "poi non dobbiamo meravigliarci se la popolazione non ha più fiducia nelle grandi banche". Alla fine ha prevalso la volontà, espressa da più "senatori" borghesi, di non ostacolare la concorrenzialità delle imprese svizzere sul piano internazionale. Il Consiglio degli Stati non vuole neppure esaminare una separazione delle attività estere e svizzere delle grandi banche al fine di limitare i rischi per la piazza finanziaria elvetica, né rivendicare un seggio nel Consiglio di amministrazione di UBS. La versione "soft" degli Stati passa ora al Consiglio nazionale. ATS
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