
Il consiglio degli Stati ha adottato stamane dopo due giorni di dibattiti l'11esima revisione dell'AVS con un risultato non proprio incoraggiante: 16 voti a favore, 10 contrari e 12 astenuti. Tra le decisioni più importanti figurano l'innalzamento a 65 anni, al posto di 64 come prevede il diritto attuale, dell'età di pensionamento delle donne e misure per facilitare il pensionamento anticipato per i bassi redditi. Questo punto della revisione sarà l'aspetto più importante che dovrà trattare il Consiglio nazionale, dopo che questa camera si era rifiutata in marzo di fare concessioni al riguardo. Gli Stati hanno deciso diversamente nella speranza di evitare - o quantomeno superare indenne - un eventuale referendum. In caso di pensionamento anticipato, i tagli alle rendite per coloro che guadagnano fino a 82'080 franchi l'anno saranno meno accentuati rispetto alla decurtazione attuale (-6,8% per ogni anno di anticipo) privilegiata dal Nazionale. Questa disposizione sarebbe applicata solo per 10 anni. Durante i dibattiti, diversi esponenti del PLR e dell'UDC hanno combattuto queste agevolazioni, considerando che l'AVS non può permettersi ulteriori uscite. Critiche non sono mancate nemmeno dalla sinistra, che avrebbe voluto una soluzione più generosa. L'innalzamento dell'età di pensionamento dovrebbe sgravare l'AVS di 800 milioni di franchi all'anno. I costi calcolati per il pensionamento flessibile sono stimati in 400 milioni di franchi e sarebbero a carico della Confederazione. Per 28 voti a 8 gli Stati hanno deciso di non più adeguare automaticamente ogni due anni le rendite all'evoluzione di salari e prezzi, bensì solo periodicamente tenendo conto dello stato del Fondo di compensazione dell'AVS. Diversamente dal Nazionale, la maggioranza ha deciso che l'adattamento delle rendite verrà sospeso se il livello del fondo di compensazione dovesse scendere sotto il 45%. Tale soluzione era anche propugnata dal Consiglio federale. ATS
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