
In questi giorni tiene banco sulla stampa nazionale e internazionale la vicenda legata a Crypto, ribattezzata appunto Crypto-gate dal nome dell'azienda. Di cosa si tratta?
In breve: nel 1970, in piena Guerra Fredda, i servizi segreti americani e tedeschi, con il benestare di quelli svizzeri, avrebbero acquistato una ditta di Zugo, la Crypto International, tramite una fiduciaria del Lichtenstein. Se pensate che sembrino già buoni ingredienti per un giallo internazionale, non vi sbagliate: lo scopo dell'acquisizione infatti sarebbe stato di spiare le altre nazioni tramite le macchine crittografiche prodotte dall'azienda elvetica. In questo modo migliaia di messaggi cifrati di 120 paesi sarebbero stati intercettati, decifrati e riferiti agli americani nel corso di almeno 40 anni. La notizia emersa è in questi giorni, grazie alle inchieste di Rundschau della ZDF-SRF e del Washington Post, e sembrerebbe non solo che Crypto avrebbe continuato ad operare in questo modo fino al 2018, ma che probabilmente varie cariche dello Stato erano a conoscenza dei fatti.
Chi sapeva?I casi infatti sono due: o i servizi segreti sapevano e non l'avrebbero comunicato alle autorità, o qualcuno ai vertici ne era cosciente e avrebbe omesso di comunicarlo ai cittadini. Secondo le indagini di Le Matin Dimanche e della NZZ am Sonntag sembrerebbe prendere corpo la seconda possibilità. Il primo nome è grosso: Kaspar Villiger, ministro della difesa dal 1989 al 1995. Villiger che, secondo documenti rilasciati dalla CIA, sarebbe stato a conoscenza dei fatti e l'avrebbe anche riferito a vari colleghi in Consiglio federale tra i quali Arnold Koller, ministro di giustizia e polizia, Jean-Pascal Delamuraz, ministro dell'economia, e al "nostro" Flavio Cotti, all'epoca ministro degli esteri. Le Matin riporta inoltre come, oltre a Villiger, lo scandalo veda probabilmente coinvolti molti altri aderenti al PLR: da Peter Regli, ex-capo dei servizi segreti, a Georg Stucky e Rolf Schweiger, rispettivamente consigliere nazionale e consigliere agli Stati ed entrambi membri del Consiglio di Amministrazione di Crypto.
Precedenti inquietantiLo scandalo, secondo quanto riporta Le Matin Dimanche, avrebbe rischiato di trapelare più volte nel corso degli anni, ma sarebbe stato sempre messo a tacere. Nel 1977 un ingeniere di Crypto sarebbe stato licenziato e minacciato di ripercussioni dalla Polizia federale, per aver messo in questione la volontà dei vertici dell'azienda di non rinforzare il sistema di cifratura, probabilmente allo scopo di rendere più facile la decrittazione. Nel 1992 poi scoppia il caso Bühler, dal nome di un commesso viaggiatore di Crypto arrestato e trattenuto in Iran per nove mesi e mezzo. Rilasciato dopo il pagamento di una cauzione, l'uomo scrive un libro in cui accusa la dirigenza di Crypto e le autorità di manomettere gli apparecchi di decrittazione e di utilizzarli per fare spionaggio. La Procura federale apre un'inchiesta, che viene però misteriosamente lasciata cadere, mentre l'uomo viene licenziato e minacciato di una pesante multa nel caso in cui avesse continuato a parlare. Sarebbe proprio in quest'occasione, riporta sempre Le Matin, che i servizi segreti tedeschi si sarebbero infine ritirati dall'affare.
Documenti volatilizzati e amnesieIl tassello finale che, se confermato, sembrerebbe suggerire l'esistenza di veri e propri tentativi di insabbiamento, risiederebbe proprio nei documenti dell'inchiesta Bühler: i giornalisti di Rundschau si sono infatti recati all'archivio federale di Berna, solo per scoprire che molti documenti inerenti all'inchiesta sarebbero spariti dal 2014. Cosa che neanche i rappresentanti dell'archivio federale sanno spiegarsi, affermando che sarebbe un fenomeno "molto raro". E se i documenti spariscono sembra svanire anche la memoria, in primis di Carla del Ponte, all'epoca procuratrice generale della Confederazione, che afferma di non serbare alcun ricordo dell'inchiesta. Sempre documenti della CIA però, raccontano di come la Polizia federale avrebbe passato quanto emerso dall'inchiesta ai servizi segreti militari, che avrebbero coperto il tutto.
Una nuova inchiestaGrazie alle rivelazioni della stampa la questione è stata ora riaperta, e il Consiglio federale ha dato mandato di indagare all'autorità parlamentare di vigilanza sui servizi segreti, assieme all'ex giudice federale Niklaus Oberholzer. Sperando si riesca a stabilire una volta per tutte la verità.
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