Crollano i fallimenti nel 2020, -18,2% in Ticino
Secondo l’UST gli aiuti statali erogati a causa dalla pandemia stanno consentendo alle imprese di non affogare. Si teme però per i prossimi anni
di Keystone-ATS/MJ
Crollano i fallimenti nel 2020, -18,2% in Ticino
Foto © CdT/Chiara Zocchetti

Lo scorso anno il numero complessivo delle procedure di fallimento aperte nei confronti di società e di privati è sceso del 6,6% rispetto al 2019. In Ticino il calo è stato del 18,2%, nei Grigioni del 28,6%.

Nel 2020 il numero di procedure di insolvenza aperte ammontava a 12’912 (-6,7%), indica oggi l’Ufficio federale di statistica (UST). Aggiungendo il numero delle procedure di scioglimento di società per lacune nell’organizzazione (art. 731b CO), pari a 1’858 (-5,6%), il totale delle procedure di fallimento aperte lo scorso anno ammonta a 14’770.

Rispetto al 2019, in tutte le grandi regioni si è verificata una contrazione del numero di aperture di procedure di insolvenza, che va dal -2,8% nella Svizzera nordoccidentale al -15,9% in Ticino. Se si considerano i singoli cantoni, le flessioni più marcate si registrano a Glarona (-26,6%) e nei Grigioni (-24,0%). Vi sono anche cantoni in cui vi è stato un incremento - in primis Obvaldo (+75%) e Uri (+21,4%) - o la percentuale è rimasta invariata.

In termini assoluti, i cali maggiori di nuove insolvenze sono stati registrati dai cantoni Ticino, Ginevra e Vaud (oltre 100 casi in meno rispetto all’anno precedente). Solo cinque cantoni, ossia Lucerna (+32 casi), Obvaldo (+15), Sciaffusa (+13), Uri (+3) e Basilea Città (+1), hanno rilevato un aumento del numero di aperture di procedure di insolvenza.

Misure anti-Covid hanno evitato (per ora) ondata di fallimenti
Questi risultati vanno considerati con una certa prudenza, avverte l’UST. Poiché nel 2020 il prodotto interno lordo (PIL) ha segnato il calo più consistente dal 1975 a questa parte, ci si sarebbe potuti aspettare un’ondata di procedure di fallimento contro società e persone - i risultati mostrano al contrario una flessione.

Vari sono i fattori che possono spiegare questo apparente paradosso. La ragione principale dipende dalle autorità: il Consiglio federale ha preso molto presto la decisione di sospendere temporaneamente l’obbligo per le imprese di avvisare il giudice in caso di indebitamento eccessivo. Inoltre, ha permesso alle piccole e medie imprese (PMI) di chiedere una “moratoria COVID-19”, fornendo aiuti finanziari per i casi di rigore. Queste misure sono state adottate in particolare per evitare un’ondata di fallimenti.

In tale contesto è quindi difficile sapere come interpretare correttamente le cifre relative allo scorso anno. Poiché le ripercussioni economiche della pandemia sul numero di fallimenti si estenderanno oltre il 2020, secondo l’UST è opportuno aspettare le cifre del 2021 o addirittura del 2022 per capire meglio l’ampiezza dell’impatto del coronavirus sul tessuto economico svizzero e sul numero di fallimenti.

Perdite record a causa di dissesto Erb
Intanto le procedure di fallimento chiuse, inclusi gli scioglimenti di società per lacune organizzative, lo scorso anno sono state 13’761 (-6,4%). Le perdite finanziarie ammontano a 8,2 miliardi di franchi, circa 3,6 volte più del 2019. Tale importo, un record dall’inizio delle rilevazioni, si spiega con un singolare caso di procedura di fallimento aperto nel 2004 e chiuso solo lo scorso anno, quello relativo al dissesto del gruppo zurighese Erb.

La bancarotta del gruppo creato dall’importatore di automobili Hugo Erb ed ereditato dal figlio Rolf è considerato il secondo maggior dissesto per importanza in Svizzera dopo quello di Swissair. Questa procedura particolarmente lunga si è conclusa con una perdita di 6,5 miliardi di franchi. Senza tale caso le perdite finanziarie risultanti dai fallimenti chiusi nel 2020 si situerebbero a un livello inferiore del 30% rispetto a quello del 2019 (2,3 miliardi di franchi).

Infine l’UST rileva che la situazione di crisi sanitaria ha avuto un impatto significativo anche sul numero di procedure di esecuzione avviate o eseguite. Nel 2020 si annovera infatti un numero minore di precetti esecutivi (2,7 milioni, ovvero il 13,3% in meno rispetto al 2019), di pignoramenti (1,5 milioni; -11,8%) e di realizzazioni (653’000; -5,6%).

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