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Sanità
Crisi e guerre perenni, un peso sulla salute mentale dei giovani
Redazione
5 mesi fa
Uno studio di Unicef dà voce a giovani e adolescenti. Gabriele Fontana: "Tra crisi globali e sfide della vita quotidiana, si vive in allerta a livello psicologico, con conseguenze nefaste".

Pandemie, guerre, difficoltà. Il mondo sembra essere costantemente in crisi. Una situazione che ha conseguenze sulla salute mentale di giovani e adolescenti: oltre la metà (52%) si sentono infatti sopraffatti. A dirlo uno studio di Unicef, che ha interpellato oltre 5'600 persone in sette Paesi, tra cui la Svizzera. "Usciamo da una pandemia, abbiamo una guerra alle porte di casa e ci sono conflitti anche in altre parti del mondo", spiega ai microfoni di Ticinonews l'adviser sanitario regionale di Unicef per Europa e Asia Centrale, Gabriele Fontana. "In un mondo in cui media e social media ti portano le crisi globali in casa, questo diventa un bombardamento costante. Ciò si va a sommare alle sfide normali della vita di ciascuno di noi e diventa una situazione di permanente allerta a livello psicologico, che ha conseguenze nefaste".

Tra lo stigma e il supporto insufficiente

Stando a Unicef, è inoltre molto preoccupante che i giovani non sappiano dove cercare aiuto: solo il 43% è infatti a conoscenza dei servizi di supporto disponibili. Viene poi percepito un persistente stigma sulla salute mentale a scuola e al lavoro, come confermano il 42% e il 44% degli intervistati. "Lo stigma ha conseguenze devastanti, in primo luogo perché la persona che lo percepisce soffre ancora di più, e dall'altro perché tende a ritardare la richiesta di aiuto, che a volte è vitale", chiarisce Fontana. Tra i giovani, il 70% ritiene che le scuole dovrebbero avere un ruolo guida nel supporto alla salute mentale, e il 54% dà questo compito anche alle aziende. Secondo Unicef, è richiesto l’intervento di tutti: a livello politico, delle scuole e dei datori di lavoro, ma anche delle piattaforme digitali.

Il dato positivo

Ad emergere dai risultati dello studio c'è però anche un aspetto incoraggiante: i giovani sono anche impegnati e coscienti. Il 69% afferma di voler aiutare attivamente i propri coetanei contro stress e senso di sopraffazione. "Questo studio non è nato per caso", conclude Fontana. "I suicidi in Europa tra gli adolescenti sono in crescita. In quasi tutte le ricerche che abbiamo svolto negli ultimi anni, due giovani su tre esprimono difficoltà in relazione alla salute mentale. Lo studio giunge dall'esigenza profonda di dare voce ai ragazzi e capire meglio come vivono queste difficoltà, dove hanno bisogno di aiuto e come vogliono sia strutturato".