
Credit Suisse continua a lottare contro l'emorragia di denaro dei clienti: sebbene i deflussi si siano stabilizzati a livelli molto più bassi di prima, al momento della pubblicazione della relazione annuale non erano ancora invertiti, scrivono i vertici nel rapporto d'esercizio pubblicato oggi. In prospettiva, la minore base di attivi in gestione potrebbe portare a una riduzione dei ricavi, mette in guardia la dirigenza. La mancata inversione dei deflussi potrebbe avere un impatto negativo sui futuri risultati commerciali e sulle condizioni finanziarie. Nel quarto trimestre del 2022 la grande banca ha registrato la partenza (netta) di 110 miliardi; nell'intero esercizio finanziario passato, i clienti hanno ritirato 123 miliardi di franchi. Come noto il 2022 si è chiuso per l'istituto con una maxi-perdita di 7,3 miliardi di franchi, che segue il rosso di 1,6 miliardi dell'anno prima.
"Il CdA va riconfermato"
L'Istituto, che ha avviato una profonda ristrutturazione delle attività a seguito di pesanti perdite, intende riconfermare l'intero consiglio di amministrazione alla prossima assemblea generale. I risultati finanziari degli ultimi tre anni sono stati confermati. Gli azionisti, che si riuniranno il 4 aprile, dovranno riconfermare Axel Lehmann come presidente. Quest'ultimo è finito al centro della polemiche a seguito di dichiarazioni sulla fuga di capitali dei clienti subita dalla banca alla fine del 2022. La Finma però non ha ritenuto necessario aprire un'inchiesta sul caso. Gli azionisti dovranno anche decidere sulla proposta di concedere il discarico per l'esercizio finanziario 2022.
Giovedì scorso, la banca aveva rinviato la pubblicazione del rapporto annuale. Il gruppo zurighese aveva spiegato questo ritardo "tecnico" con un intervento dell'ultimo minuto da parte dell'autorità di regolamentazione dei mercati finanziari statunitense (SEC) in merito a precedenti revisioni dei flussi di cassa consolidati nel 2020 e nel 2019.
Bonus rivisti
Remunerazioni in calo per i dirigenti di Credit Suisse per l'esercizio 2022, chiusosi con una maxi-perdita di 7,3 miliardi di franchi, che segue il rosso di 1,6 miliardi dell'anno prima: i membri della direzione hanno ricevuto 32,2 milioni di franchi, contro i 38,1 milioni dei dodici mesi precedenti. Il Ceo Ulrich Körner - in carica da agosto e in precedenza responsabile della divisione Asset Management - ha ricevuto 2,5 milioni, emerge dal rapporto d'esercizio pubblicato oggi, con un ritardo di alcuni giorni rispetto alla data inizialmente prevista (9 marzo) a causa di un intervento della Sec, l'autorità americana di vigilanza dei mercati finanziari. La banca aveva già annunciato un mese fa, in occasione della presentazione dei dati annuali per il 2022, che la direzione avrebbe rinunciato del tutto ai bonus a causa della massiccia perdita annuale. Tuttavia i dirigenti riceveranno un "premio di trasformazione una tantum basato su azioni differite" per un massimo di 30,1 milioni: l'importo dipenderà dalla performance dell'istituto nel periodo 2023-2025.
La retribuzione totale del consiglio di amministrazione tra le assemblee del 2022 e del 2023 è stata di 10,4 milioni di franchi, rispetto agli 11,7 milioni dell'anno precedente. Il presidente Axel Lehmann ha incassato 3,2 milioni. Per il periodo compreso tra le assemblee del 2023 e del 2024 i membri dell'organo di conduzione strategica saranno remunerati con un massimo di 13,0 milioni.
Come noto l'istituto fondato nel 1856 a Zurigo da Alfred Escher (1819-1882) è impegnato in una profonda ristrutturazione, dopo le disavventure occorse negli ultimi anni, che hanno portato anche a un calo della fiducia della clientela: nel 2022 sono stati registrati deflussi per 123 miliardi di franchi. Il corso dell'azione in borsa riflette la difficile situazione: ieri il titolo ha segnato un nuovo minimo storico a 2,12 franchi.
Il presidente del CdA rinuncia a 1.5 milioni
Il presidente del consiglio di amministrazione (Cda) di Credit Suisse Axel Lehmann rinuncia a parte del compenso che gli spetterebbe per l'esercizio passato: il manager 64enne ha proposto all'organo di sorveglianza di non percepire il suo onorario di presidenza di 1,5 milioni di franchi, visti i deboli risultati finanziari del 2022, e il Cda ha accettato, si legge nel rapporto annuale pubblicato oggi. In totale, Lehmann ha ricevuto 3,0 milioni di franchi per il periodo compreso tra l'assemblea generale del 2022 e quella del 2023, remunerazione che sale a 3,2 milioni tenendo conto dei contributi di cassa pensione. Per il periodo che va dall'assemblea generale del 2023 a quella del 2024 il compenso totale del presidente del Cda sarà ridotto a 3,8 milioni di franchi dai (previsti) 4,5 milioni e la quota da versare in azioni sarà aumentata al 50%. Come noto l'istituto fondato nel 1856 a Zurigo da Alfred Escher (1819-1882) ha subito nel 2022 una maxi-perdita di 7,3 miliardi di franchi, che segue il rosso di 1,6 miliardi dell'anno prima.
Periodo difficile
Come noto l'istituto fondato nel 1856 a Zurigo da Alfred Escher (1819-1882) è impegnato in una profonda ristrutturazione, dopo le disavventure occorse negli ultimi anni, che hanno portato anche a un calo della fiducia della clientela: nel 2022 sono stati registrati deflussi per 123 miliardi di franchi. Il corso dell'azione in borsa riflette la difficile situazione: ieri il titolo ha segnato un nuovo minimo storico a 2,12 franchi.

